Teatro in Fabula su Chiaia Magazine

22 Maggio 2015

Teatro in Fabula

A ridosso del nostro quinto compleanno, sul numero di maggio/giugno 2015 della rivista Chiaia Magazine, Lidia Girardi scrive un ritratto di Teatro In Fabula.


Nel «Teatro in Fabula»

Molto spesso il caso sceglie prima di noi ed è quello che è successo ad un gruppo di giovani attori napoletani conosciutisi all’interno del Laboratorio Teatrale Permanente del teatro Elicantropo di Napoli diretto da Carlo Cerciello. I gusti molto simili, l’amore per i giochi di parole ed un certo tipo di comicità hanno portato Raffaele Ausiello, Giuseppe Cerrone, Stefano Ferraro, Aniello Mallardo e Antonio Piccolo a dare vita ad un progetto teatrale chiamato “Teatro in Fabula”. Quando nel 2010 si sono formati, nel senso burocratico del termine, la loro unione era già consolidata da anni di collaborazioni e si è quindi dato un nome ad una realtà che preesisteva già da tempo. Plasmatisi sotto l’ala di Carlo Cerciello continuano a considerare quest’ultimo il loro mentore e, come ci racconta uno di loro, Antonio Piccolo, “Cerciello resta il nostro maestro in concreto, ma non lo imitiamo. Ci separano anni e gusti diversi, ma si vede che noi cinque apparteniamo tutti alla sua scuola”. Si definiscono “amanti perversi della parola” e la sintonia che regna in Teatro in Fabula li ha sempre portati a poter prendere serenamente le decisioni riguardo alle scelte artistiche del gruppo: “Non ricordo che abbiamo mai preso una decisione per alzata di mano, ne parliamo insieme e c’è sempre uno che riesce a convincere gli altri” dichiara Piccolo e ormai la loro intesa si è rinsaldata per mezzo dei tanti spettacoli messi in scena.

Hanno spaziato da “Il povero Piero” di Campanile a “Serafino Gubbio operatore” di Pirandello e ancora “Sogno di una cosa. Teatro canzone su Luigi Tenco” allo spettacolo che porteranno in scena il prossimo anno su “Il Grigio”, racconto teatrale di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. L’amore per il cantautorato italiano nasce, come ci rivela Piccolo, da una passione personale coltivata tra i vari componenti di “Teatro in Fabula”. La dedizione con cui questo gruppo di attori si dedica al proprio lavoro è tangibile in ogni loro spettacolo: nulla è lasciato al caso, lo studio e l’impegno sono i pilastri dei lavori di veri cultori del teatro come loro. Quest’anno hanno vinto un Bando under 35 indetto dall’Assessorato ai Giovani del comune di Napoli con “Le 95 Tesi. Una storia di Lutero” e hanno così avuto la possibilità di metterlo in scena al Teatro Piccolo Bellini. Tenteranno di riproporre questo spettacolo anche in futuro con spazi che ben si adattano alla natura dell’opera così come da loro concepita. Sulla difficoltà di fare teatro a Napoli, Antonio Piccolo ritiene che questa sia ancora una delle capitali italiane e continua ad essere una città particolarmente attiva dal punto di vista teatrale anche se il problema economico, la mancanza di fondi e, in particolar modo, l’assenza di operatori teatrali che scoprano i nuovi talenti della scena nostrana continuano ad essere un problema sensibilmente avvertito da chi ha fatto dell’amore per l’arte e per il teatro il proprio lavoro. I componenti di “Teatro in Fabula” si tengono ben lontani, però, dai compromessi legati alle difficoltà esistenti; pensano, infatti, che a lungo andare sarà l’integrità ad essere premiata mantenendosi fedeli ai loro gusti personali. Tanti i progetti che hanno visto o vedranno la luce: tra questi il film indipendente “L’Evento” diretto da D’Amelio e la volontà di utilizzare il teatro non solo per fini teatrali in senso stretto, ma in supporto a ragazzi affetti da patologie della voce o del linguaggio scritto e orale o ancora ragazzi a rischio, tentando quindi di riportare il teatro a quella che è la sua genesi. Quando chiediamo quale sia la frase che fa da manifesto alla loro attività, senza alcuna esitazione, Piccolo ci risponde con le parole di Peter Brook: “Grazie a Dio la nostra arte non dura. Per lo meno non aumentiamo le anticaglie nei musei. Lo spettacolo di ieri, oggi è un insuccesso. Se accettiamo questo, possiamo sempre ricominciare da zero”.

Lidia Girardi

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