Illusione, Gioco e Autenticità del Teatro

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Foglio n.11

ILLUSIONE, GIOCO E AUTENTICITÀ DEL TEATRO

di Edmondo Lisena

«Non mi conoscevo affatto, non avevo per me alcuna realtà mia propria, ero in uno stato come di illusione continua, quasi fluido, malleabile; mi conoscevano gli altri, ciascuno a suo modo, secondo la realtà che m’avevano data; cioè vedevano in me ciascuno un Moscarda che non ero io non essendo io propriamente nessuno per me: tanti Moscarda quanti essi erano».
(“Uno, nessuno e centomila”, Luigi Pirandello)

uno-nessuno-e-centomilaFrequentare un corso di teatro non può essere considerata un’esperienza come le altre. Chi scrive ha avuto la possibilità di far parte del laboratorio teatrale tenuto da Melissa Di Genova e Antonio Piccolo, attori della Compagnia Teatro In Fabula, conclusosi con lo spettacolo La Valigia dell’Attore, andato in scena nella serata del 24 maggio, a Lioni (AV).

La rappresentazione dello spettacolo ha lasciato in noi allievi un’altalena di sensazioni: la tensione per il debutto, la gioia della recitazione, l’emozione vissuta assieme agli spettatori, il piacere dei rapporti umani tra i componenti del gruppo teatrale, la passione per gli insegnamenti dei classici del teatro con cui ci siamo confrontati.

Alla fine del percorso svolto ci sembra giusto aprire un piccolo spazio per fare qualche riflessione, che può aiutarci a comprendere ciò che abbiamo realizzato e il tenore delle esperienze che abbiamo vissuto.

Dopo il percorso vissuto con Teatro In Fabula è lecito chiedersi perché frequentare un corso di teatro e, più in generale, quale significato può assumere il teatro nel mondo contemporaneo.

Oggi più che mai negli altri momenti dalla storia, siamo consapevoli di vivere in un’epoca diversa rispetto al passato. L’avanzamento incessante e senza freni della tecnologia, la diffusione capillare dei social, il ruolo egemone dei media, hanno trasformato la società, rendendola sempre più veloce, frenetica, a volte persino irrequieta. Il mantra della nostra vita è correre: corriamo per diventare qualcuno, per primeggiare sugli altri, per affermare il nostro ruolo nella società o sul lavoro, per stare al passo coi tempi, per seguire l’ultima moda. Spesso corriamo senza una meta ben precisa, quasi per inerzia, come se fossimo sospinti da una corrente più forte di noi e ci troviamo a orientare la nostra corsa verso modelli privi di valore, accolti supinamente dal mondo esterno. Ciò è ancor più evidente nel mondo dei social, dove, indipendentemente dalla qualità dei contenuti di ciò che si dice o si posta, la priorità sembra essere diventata la popolarità, ad ogni costo. Parafrasando Gaber, oggi non ha importanza la qualità delle cose che fai, l’importante è farsi conoscere.

Ma qual è il prezzo che stiamo pagando per tutto questo?

Se da un lato la società del benessere ha semplificato il nostro mondo, rendendolo più agiato e confortevole rispetto al passato, dall’altro lato la società dei media ci sta togliendo il tempo e lo spazio per riflettere sui valori autentici della vita. Siamo immersi nella superficialità dell’apparenza e facciamo sempre più fatica a dare un significato valido e sensato ai momenti che viviamo nella quotidianità. La stima degli altri, la conoscenza di sé, l’affermazione in base ai propri meriti e capacità hanno lasciato il posto all’esibizione fine a sé stessa, al narcisismo esasperato, all’estetismo sterile, alla popolarità, spesso vuota e insignificante.

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Gli allievi del I anno del Corso di Teatro di Montella (AV)

È proprio in questo contesto che il teatro si ritaglia uno spazio tutto suo, orgogliosamente anacronistico e controcorrente. Fare teatro vuol dire fermare la corsa della società. Quando si smette di correre, quando si esce dal vortice delle vite degli altri e ci si astiene dai modelli imposti e preconfezionati, resta un unico interlocutore: se stessi. Un laboratorio di teatro, anche per chi muove i primi passi in questo mondo, costringe a fare i conti con sé stessi. Il palcoscenico diventa per un attore (o meglio, un aspirante attore!) una sala degli specchi: nulla che riguarda il suo io può essere nascosto, ogni aspetto della sua persona emerge in modo vero e autentico. Autenticità è forse la parola chiave dell’attività teatrale. Un attore può fingere con il pubblico, ma non può fingere con sé stesso. Recitare vuol dire scoprirsi, conoscere il proprio corpo, sorprendersi delle proprie emozioni, coinvolgersi nelle relazioni con gli altri.

Indubbiamente per gli allievi di Teatro In Fabula il corso di teatro è stata un’occasione di svago e di divertimento, ma crediamo che per alcuni sia stato anche un momento per fermarsi a riflettere su sé stessi, lontano dalla frenesia del mondo attuale.

Ogni allievo avrà vissuto il laboratorio in modo diverso, ognuno secondo le proprie inclinazioni, aspettative e interessi. Tutti gli allievi, però, riconosceranno che la partecipazione al laboratorio ha lasciato un segno che va al di là rispetto al mero momento ludico. Nel nostro piccolo abbiamo assaporato il piacere dell’arte teatrale, in alcuni casi abbiamo scoperto aspetti di noi stessi che non sapevamo di avere, in altri abbiamo avuto conferma di ciò che sapevamo di essere.

Il confronto con autori quali Shakespeare, Molière, Cechov, De Filippo, ha portato alla luce le nostre emozioni, le nostre fragilità, i nostri punti di forza, gli aspetti migliori e peggiori della nostra personalità. Nelle opere dei grandi autori abbiamo colto, seppur per un attimo, il valore senza tempo delle passioni e delle emozioni dell’uomo. Come amava ripetere il filosofo medievale Bernardo di Chartres, noi siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’acume della vista o l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti.

Fare teatro è senza dubbio un gioco, che diverte chi vi partecipa. E come tutti i giochi, anche il teatro ha le sue regole. I maestri Melissa Di Genova e Antonio Piccolo hanno sapientemente condotto il laboratorio, riuscendo a trasmettere la loro conoscenza dell’attività teatrale. Il loro insegnamento, però, non si è limitato all’aspetto tecnico della recitazione, si è spinto oltre e ha cercato di dischiudere agli allievi l’essenza del teatro, per quanto ciò sia possibile.

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Applausi per “La Valigia dell’Attore”

Chi scrive, per limiti propri, non sa se il teatro abbia un qualche tipo di essenza né, tanto meno, in che cosa essa consista. Ma assieme agli altri allievi di Teatro In Fabula ha imparato una piccola lezione: se la nostra vita vuole essere autentica non può fare a meno della forza dell’immaginazione e della libera espressione della creatività. Il teatro consente di rompere gli schemi imposti dalla società, uscire dal profilo che, a volte ad arte, a volte in modo spontaneo, ci creiamo tutti i giorni e dare libero sfogo alla nostra personalità creativa. In questo senso il teatro indica la strada per la ricerca della nostra autenticità.

Tornando, dunque, all’interrogativo di partenza: ha senso ancora fare teatro? Fino a quando avrà importanza conoscere sé stessi, scoprire la propria autenticità e farlo divertendosi e divertendo, dubito che il teatro possa perdere il suo valore. La speranza è che anche la società in cui viviamo si renda conto di tutto ciò, si fermi a riflettere su se stessa, prendendo a modello le forme creative e libere della recitazione.

Ha senso, allora, partecipare ad un laboratorio teatrale? La risposta è senza dubbio affermativa.

Farlo poi con Teatro In Fabula ha un sapore del tutto speciale.

 

Corsi di Teatro a Montella! OpenDay il 10 novembre

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Teatro In Fabula apre a Montella (AV) le iscrizioni ai Corsi di Teatro per ragazzi e per adulti 2018/19, diretti da Melissa Di Genova e Antonio Piccolo.

OPEN DAY: 10 NOVEMBRE 2018

1ª lezione di prova gratuita!

DOVE
“Centro Studi Danza” a via Don Minzoni n.58, Montella (AV)

A CHI SI RIVOLGE
adolescenti (11-13 anni); ragazzi e adulti (14 anni in su)

DOCENTI
Melissa Di Genova, Antonio Piccolo, Giuseppe Cerrone

MATERIE
Recitazione, Voce e Respirazione, Dizione, Linguaggio del Corpo, Movimento Scenico, Improvvisazione, Interpretazione del Testo

QUANDO
da Novembre a Giugno/Luglio, tutti i sabati
ore 15/17:30 (adolescenti 11-13 anni)
ore 17:30/20 (ragazzi e adulti dai 14 anni in su)

INFO
tel. 327.855.93.22
info@teatroinfabula.it
facebook: @teatroinfabula
www.teatroinfabula.it

Scuola e Teatro: connubio rimandato

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Foglio n.5

SCUOLA E TEATRO: CONNUBIO RIMANDATO

di Melissa Di Genova

vlcsnap-2018-03-03-020Se esiste un posto assolutamente inappropriato per ideare, strutturare, sviluppare e mettere in pratica un laboratorio teatrale… quel luogo, per l’artista, è la scuola. Almeno quella di oggi, quella conosciuta da me.

La prima volta che ho messo piede in una scuola era il 1988 e di quel momento ho un ricordo confuso, ovviamente, ma piacevole. Ricordo le recite scolastiche, le maestre, le canzoni. In fondo, per una bimba di sei anni era piacevole. Laboratori di teatro? No, non alle elementari, non alle medie. Al liceo? Sì! Quelli sì, li ricordo vividamente. Il teatro a scuola è stato, per buona parte della mia crescita, tutto opera e missione delle maestre, delle educatrici. Spazio per i professionisti del settore non ce n’era.

Oggi, invece, i laboratori di teatro nelle scuole fanno parte delle tantissime attività che un Istituto di formazione offre ai suoi studenti: si parte già dalla scuola dell’infanzia. Insomma, gli scolari di oggi sono fortunati! Pure gli esperti! PON, PORF, POF, Scuola viva, Scuole aperte: fondi, fondi, fondi, fondi! Per la scuola; per le attività extra-curriculari; per gli esperti che finalmente possono confrontarsi con allievi privi di esperienza teatrale, che possono cercare – attraverso uno scambio di emozioni, tecniche ed intimità – di lasciare un semino. Piccolo, forse invisibile. Dunque, le risorse economiche ci sono tutte! L’Europa investe affinché gli studenti possano incontrare professionisti esterni, i famosi “esperti”. Ci si sente fortunati, c’è poco da dire!

E allora perché, quando l‘esperto – d’ora in poi, per brevità chiamato “artista” – lavora ad un laboratorio teatrale a scuola, sente di essere coinvolto in una lotta in cui ha pochissime possibilità di uscire vittorioso? Perché dai Dirigenti e dai tutor l’artista sente più spesso dire «… E il saggio finale?», piuttosto che «collaboreremo  affinché questo laboratorio sia un’esperienza importante per i nostri ragazzi»?. Perché il connubio tra scuola e teatro è imperfetto! Docenti e Dirigenti si mostrano agli artisti come un Leviatano, una creatura invincibile. Tutte le regole del teatro vengono spesso buttate alle ortiche: interruzioni continue dei collaboratori scolastici (non istruiti, preventivamente, a collaborare); professori che invitano l’artista a replicare nel gruppo le dinamiche della mattina, cosicché un ragazzo che non spicca nelle materie scolastiche non debba brillare nemmeno a teatro.

vlcsnap-2018-03-03-018Ma l’artista non molla: respira e fa lo slalom tra i paletti dell’ottusità e, ancora più spesso, dell’ignoranza. L’artista crede che, nonostante tutto, i ragazzi ameranno il teatro nella sua essenza, perché sapranno riconoscerla. Nel profondo si illude: crede che, lavorando lavorando, questi suoi acerbi teatranti dimostreranno a tutti che il teatro non è la scuola, perché il teatro è un’altra cosa. Il teatro è sovversivo, educa alla libertà (da se stessi, dal proprio giudizio, da quello degli altri), spinge verso l’indipendenza dalla dottrina, accompagna la formazione di un giudizio critico. Il teatro, proprio a scuola, fa esplodere la sua forza, beffando burocrazia e pregiudizi. Pensate: un gruppo di sconosciuti che per mesi gioca, studia, lavora sull’individuo per il gruppo, al fine di creare un corpo solo. Una magia, che richiede accortezza.

Ecco, quindi, il primo punto: accortezza. Si, per i laboratori di teatro a scuola ci vuole accortezza da parte dei Dirigenti, dei docenti tutor, del personale scolastico, per tutelare l’esperienza che gli allievi si predispongono a fare, affidando il loro universo di incertezze e paure ad un “maestro” che li guidi. Allora la collaborazione tra artista e scuola dovrebbe essere trasparente, basata su una fiducia nelle professionalità di entrambe le parti.

Ecco il secondo punto: professionalità… Eppure c’è chi confonde, per ingenuità o mediocrità, il teatro di professione con il teatro amatoriale: legittimi entrambi, ma c’è una bella differenza tra chi lavora dalla mattina alla sera al teatro e chi lo fa solo nelle ore libere. Vi sottoporreste ad un’operazione sapendo che al posto del chirurgo c’è uno professore di Storia medievale? Fareste riparare la vostra auto da un biologo? Affidereste l’istruzione scolastica dei vostri figli a qualcuno che dice: «Si! Faccio il professore nel tempo libero»? E perché per il teatro il discorso dovrebbe essere diverso? Tutti pretendiamo professionalità, no?

Un Dirigente, un tutor non devono temere le richieste meticolose di un artista, perché significa che ha il desiderio di compiere un percorso serio con gli alunni; un Dirigente, un tutor non possono ostinarsi nel pensare che il saggio finale debba essere l’unico obiettivo; un Dirigente, un tutor non possono pigramente credere che i ragazzi non siano all’altezza di fare seriamente il teatro a scuola. Dunque, un Dirigente, un tutor non possono concludere che il teatro a scuola possa essere realizzato da chiunque… anche da un docente. Non è così. Eppure, nella sconsiderata normativa ministeriale per la selezione di esperti esterni per progetti PON, si legge che

«La scuola può procedere seguendo tali operazioni:

  1. Selezione interna;
  2. Collaborazione plurima con altre scuole. (…)
  3. Selezione a evidenza pubblica. In questo caso la scelta sarà subordinata ad una procedura di selezione interna con esito integralmente negativo o con attestazione solo parziale del reperimento delle professionalità richieste.
  4. Designazione diretta da parte degli organi collegiali».

vlcsnap-2018-03-03-019La scelta sarà subordinata ad una procedura di selezione interna con esito integralmente negativo”… insomma, prima degli esperti, i non esperti. Per capirci: se Eduardo De Filippo avesse richiesto di candidarsi come esperto esterno ad un bando PON per il teatro nella stessa gara in cui si fosse candidata un’insegnante di lettere, la candidatura di De Filippo non sarebbe neanche stata valutata!

Non è una battaglia contro i professori, che hanno mille meriti, ma una battaglia per il teatro:

Caro professore,

nella mia vita ti ho incontrato molte volte come studentessa, altre volte come attrice, altre ancora come esperto di teatro. Io, caro professore, ti ringrazio per quello che sei riuscito a trasmettermi. Ti ringrazio per aver lottato contro la frustrazione, la delusione, l’abitudine e avermi reso partecipe di una storia più grande di me. Caro professore, ho bisogno di farti una confessione: mi dispiace che la scuola italiana non sia più il fiore all’occhiello della nostra struttura culturale; che tu, come essere umano e professionista, sia ormai ridotto a subire le invettive dei superiori, dei Ministri delle tante mai realizzate Buone scuole; ma, se ancora ti ricordi di me, di quando ero solo uno dei tuoi tanti studenti che tra i corridoi rimproveravi per la troppa vivacità e la mancanza d’ordine, ascoltami: lascia che il sipario si alzi anche su di te. Lascia che il Teatro e chi lo professa ti avvolga e ti renda partecipe di un processo straordinario. Lascia che il Teatro ti apra gli occhi su un mondo in cui le uniche regole non sono stabilite dall’età, dallo stato sociale, da quello economico, dal titolo. Sono stabilite dal gioco che si gioca. Lasciati sedurre dal mondo in cui un povero può diventare re, in cui anche un adolescente è portatore di saggezza e conoscenza della vita, dell’amore. Lasciati bruciare da un mondo in cui il fuoco non si spegne mai.

Perché un artista ci crede, sempre.