“All’apparir del vero”: il Leopardi di Piccolo al Teatro Rostocco di Acerra

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Dopo il successo estivo al Napoli Teatro Festival 2018 e la tappa al Teatro ZTN di Napoli, Teatro In Fabula ritorna in scena con All’apparir del vero. Dialogo di Giacomo Leopardi e della Morte, scritto e diretto da Antonio Piccolo, che è anche protagonista con Melissa Di Genova. Uno speciale omaggio al poeta de “L’infinito”, di cui peraltro quest’anno ricorre il bicentenario (1819-2019). Il 30 e il 31 marzo, lo spettacolo sarà in scena ad Acerra (NA) al Teatro Rostocco.

Secondo testo di Antonio Piccolo dopo “Emone” (vincitore del Premio PLATEA di Nuova Drammaturgia, pubblicato da Einaudi e messo in scena dai Teatri Nazionali di Napoli, Roma e Torino), la pièce ha per protagonisti Giacomo Leopardi e la Morte, nell’ultima ora di vita del grande poeta.

Dalle note dell’autore: «Sul mio manuale del liceo la biografia di Leopardi finiva più o meno così: “a 39 anni lo colse finalmente la morte, a lungo invocata”. (…) come può un uomo così vitale detestare davvero l’esistenza al punto da invocare seriamente la propria fine? Qui comincia il gioco, ossia il play, ossia il teatro. Se la Morte, con un pretesto, comparisse di fronte a Leopardi e quasi tentasse di fargli cambiare idea? Il poeta, in fondo, ha amato la vita! E se portasse come “prove documentali” della propria tesi le sue stesse parole? (…) Come se fosse un’operetta morale apocrifa, ho dunque immaginato il “Dialogo di Giacomo Leopardi e della Morte”. E ho anche ritrovato un vecchio amico: il poeta che ho amato sin da ragazzo».

Uno spettacolo che mescola toni brillanti e momenti di commozione, realtà e finzione, riferimenti storici e invenzioni surreali, con una ricerca letteraria mai fine a se stessa. Non a caso, l’opera si è aggiudicata il III posto al Premio nazionale di drammaturgia Scena&Poesia, e per l’occasione è stato pubblicata in un volume da Ladolfi Editore.

Guarda anche: scheda spettacolo | trailer | foto di scena

QUANDO
30 e 31 marzo 2019
sabato ore 20.30; domenica ore 18

DOVE
Teatro Rostocco
Acerra (NA) – corso Italia, 124

COSTI
intero: 10 € | ridotto: 7 €

INFO E PRENOTAZIONI
tel. 347 920 46 05

Teatro In Fabula al Napoli Teatro Festival 2019

Napoli Teatro Festival Italia, edizione 2019.

Un’edizione che ci riguarda, in più di un modo.

imagesTeatro In Fabula è infatti al Napoli Teatro Festival Italia con

1/3)
LACCI GASSOSI, ORDITO DEL CIELO
Una particolarissima mostra curata da Giuseppe Cerrone: un’esposizione su alcuni momenti chiave del Teatro e del Cinema del Novecento, accompagnati dalle poesie dello stesso Cerrone.

2/3)
IL PRINCIPE E LA LUNA

Uno spettacolo quasi senza parole, con molta musica e molta fantasia, per la regia del giovanissimo Mario Autore, con Giuseppe Cerrone e Melissa Di Genova in scena.

3/3)
ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

in questo caso solo indirettamente. Il nostro Antonio Piccolo è autore infatti dell’adattamento teatrale del noto romanzo della Austen per la regia di Arturo Cirillo. Per Piccolo un sogno che inaspettatamente si realizza: lavorare con uno dei suoi più grandi Maestri putativi.

Scopri l’intero programma del Festival a questo link.

“All’apparir del vero”: il Leopardi di Piccolo al Teatro ZTN

copertina sito ztn napoli

Dopo il successo al Napoli Teatro Festival 2018 – Sezione Osservatorio, Teatro In Fabula ritorna in scena con All’apparir del vero. Dialogo di Giacomo Leopardi e della Morte, scritto e diretto da Antonio Piccolo, che è anche protagonista con Melissa Di Genova. Uno speciale omaggio al poeta de “L’infinito”, di cui peraltro quest’anno ricorre il bicentenario (1819-2019). Dal 22 al 24 marzo, lo spettacolo sarà in scena a Napoli al Teatro ZTN, unico spazio in Campania in cui non c’è nessun biglietto d’ingresso. Il motto è “entri, ti godi lo spettacolo e lasci un’offerta nel nostro cappello”.

Secondo testo di Antonio Piccolo dopo “Emone” (vincitore del Premio PLATEA di Nuova Drammaturgia, pubblicato da Einaudi e messo in scena dai Teatri Nazionali di Napoli, Roma e Torino), la pièce ha per protagonisti Giacomo Leopardi e la Morte, nell’ultima ora di vita del grande poeta.

Dalle note dell’autore: «Sul mio manuale del liceo la biografia di Leopardi finiva più o meno così: “a 39 anni lo colse finalmente la morte, a lungo invocata”. (…) come può un uomo così vitale detestare davvero l’esistenza al punto da invocare seriamente la propria fine? Qui comincia il gioco, ossia il play, ossia il teatro. Se la Morte, con un pretesto, comparisse di fronte a Leopardi e quasi tentasse di fargli cambiare idea? Il poeta, in fondo, ha amato la vita! E se portasse come “prove documentali” della propria tesi le sue stesse parole? (…) Come se fosse un’operetta morale apocrifa, ho dunque immaginato il “Dialogo di Giacomo Leopardi e della Morte”. E ho anche ritrovato un vecchio amico: il poeta che ho amato sin da ragazzo».

Uno spettacolo che mescola toni brillanti e momenti di commozione, realtà e finzione, riferimenti storici e invenzioni surreali, con una ricerca letteraria mai fine a se stessa. Non a caso, l’opera si è aggiudicata il III posto al Premio nazionale di drammaturgia Scena&Poesia, e per l’occasione è stato pubblicata in un volume da Ladolfi Editore.

Guarda anche: scheda spettacolo | trailer | foto di scena

QUANDO
22, 23 e 24 marzo 2019
venerdì e sabato ore 21; domenica ore 18.30

DOVE
ZTN Teatro
Napoli – vico Bagnara, 3a (piazza Dante)

COSTI
Ingresso gratuito – Uscita con offerta libera “a cappello”

INFO E PRENOTAZIONI
tel. 351 910 24 05- navigantiinversi@gmail.com

A.Piccolo incontra gli studenti dell’Università di Bologna

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43082447_10217410283231289_4640107178529652736_o(1)A quasi un anno dalla tournée di “Emone. La traggedia de Antigone seconno lo cunto de lo innamorato” (Einaudi, 2018), Antonio Piccolo (attore, regista, drammaturgo) parlerà agli studenti dell’Università di Bologna di questo testo, vincitore nel 2016 del Premio per la Nuova Drammaturgia italiana promosso dalla Fondazione PLATEA, il giorno lunedì 11 febbraio alle ore 16.

L’incontro, condotto e curato dal prof. Renzo Tosi è rivolto specialmente agli studenti di Letteratura greca, Storia dello Spettacolo, Filologia e Letteratura greca.

Alma Mater Studiorium – Università di Bologna

QUANDO
lunedì 11 febbraio 2019, ore 16.00

DOVE
Aula 2: via Zamboni, 38 – Bologna

COME
ingresso libero

Perché il Teatro deve abbandonare il disincanto

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Foglio n.10

PERCHÉ IL TEATRO DEVE ABBADONARE IL DISINCANTO

di Antonio Piccolo

«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l’arte di inventare».
(Novalis)

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Novalis

Può il Teatro raccontare il mondo di oggi? Può il Teatro raccontare la Realtà?

È una domanda legittima, che il Teatro di ogni epoca si è posto, e che volenterosamente si pone anche oggi. Ma, se per più di due millenni il Teatro ha avuto quasi il monopolio sul racconto della contemporaneità, oggi non è più così. Non lo è per niente.

Prima c’è stata l’invenzione della stampa, ma non ha scalfito la diffusione del Teatro: l’analfabetismo ha imperato fino a meno di un secolo fa, per cui gli spettacoli dal vivo hanno continuato ad avere una ineguagliabile forza di comunicazione diretta.
Ma l’elettricità e le sue conseguenze hanno a poco a poco inferto ferite non rimarginabili: la radio ha portato la cronaca, la musica e i drammi direttamente alle orecchie delle persone; il cinema ha portato gli attori e le storie direttamente agli occhi, nelle sale; la televisione ha portato tutto questo, più l’intrattenimento, addirittura nelle case. Con internet, per conoscere il mondo di oggi, non è richiesto quasi più nessuno sforzo. Non occorre programmare, esporsi. A stento bisogna interessarsene.

I media di massa non raccontano la Realtà. Sono la Realtà. O, almeno, così pare.

Rivoltato e rimpicciolito da questo vortice, il Teatro ha perso posizioni nel dibattito culturale. Dai primi posti è passato all’ultimo, o giù di lì (in fondo, c’è sempre la Danza che è messa peggio). Ha complessivamente smesso di influenzare l’immaginario collettivo e, anzi, si è lasciato influenzare dagli altri media. C’è qualcosa di male? Non è detto. Purché l’influenza sia saggiata, filtrata, ragionata. A inizio Novecento, infatti, l’invenzione del Cinema ha messo in crisi il Teatro: sono nate così le grandi spinte innovative di Stanislavskij, Mejerchol’d, Brecht, Decroux e gli altri.

Saggiare, filtrare, ragionare… Non una passeggiata, oggi. La comunicazione di massa non si esprime più con un film muto o una trasmissione radiofonica che ad una certa ora della sera finisce. Oggi il bombardamento è esponenzialmente, incommensurabilmente aumentato. E il tempo per saggiare, filtrare, ragionare non c’è. Bisogna prenderlo, strapparlo, pretenderlo da se stessi.

Nel dibattito culturale, prima del Teatro oggi vengono la Letteratura, la Musica, la Radio, i Giornali, Internet e poi… lei: la Televisione.
Regina assoluta dei media (al di là del declino dell’oggetto televisore), la Televisione detta la linea. E nella sua egemonia mediatica, si riflette l’egemonia politica di chi la controlla. E a suon di telegiornali (una redazione per ogni canale, decine di repliche al giorno), ultim’ora, cronaca nera, dibattiti sull’ultim’ora e dibattiti sulla cronaca, ha nutrito l’immaginario. Che, a pensarci bene, è fatto di poche cose, anche se in abbondanti dosi: corpi, sempre più concreti; sesso, sempre più insulso; moda, purché passeggera; logica, sempre più arida; competizione, sempre meno sportiva; volgarità, parole quotidiane, meglio ancora se parolacce; depressione, vittimismo; sangue, revolver, morti ammazzati, sparatorie; ancora sangue, morti ammazzati; soprattutto volgarità e revolver, come se piovessero.

tv-invece-di-una-testa-dell-uomo-la-gente-dello-zombie-persona-ipnotizzata-108668581-001Ci hanno raccontato così tanto la realtà in questo modo che noi – che dovremmo essere la Realtà – abbiamo cercato di somigliare sempre di più a questo racconto. Il Cinema, specie americano, ha spacciato certe storie quasi come documentaristiche, giocando ambiguamente con il “realismo”; intanto la Televisione imitava il Cinema, finché lo sorpassava nella gerarchia; tutto l’occidente poi le è corso dietro; addirittura per definire un genere si è usata una parola, “reality”, nel modo più disonesto che si potesse immaginare. Corpi, parole quotidiane, parolacce, depressione, vittimismo, logica, sesso insulso, volgarità, revolver, sangue, morti ammazzati… soprattutto volgarità e revolver, sempre.

E così il Cinema imita la Televisione, Internet imita la Televisione, le persone imitano la Televisione…

E il Teatro cosa fa?
Si adegua affannosamente, usando gli stessi ingredienti per questa mediocre ricetta. Tenta goffamente di essere “alla moda”.
Sia chiaro, non è detto che usare la parolaccia in teatro sia di per sé banale; che tirare fuori un revolver sia per forza scontato; che indossare jeans, portare capigliature alla moda ed esibire corpi (ancora!) sia necessariamente sintomo di poca fantasia. Non faccio teatro da un giorno, così da non sapere che nel linguaggio teatrale si annidano tante sfaccettature da evitare frettolose generalizzazioni.

Però non capisco a cosa serve che il Teatro si allinei allo stile dei media maggiori. Che si allinei al cinico realismo che divora le nostre conversazioni, dove è vero solo ciò che è concreto e buono solo ciò che vince. A che serve fare la “Fiction” a teatro, con quei tempi, quei vocaboli, quei contenuti, quei gusti? A che serve il “Reality” a teatro, dove sempre più spesso si abbatte la quarta parete non per portare gli spettatori nell’incanto della scena, ma per abbassare la scena alla concretezza della realtà (“pubblico, non ti illudere, non smettere di pensare al reale, al reale, al reale!”).
E non parlo del teatro commerciale, culinario. Parlo di quel disincanto, di quella logica così prevedibilmente razionale, di quel “dio è morto e non c’è niente in cui valga la pena di credere” che traspira in tanto teatro, anche colto, e che di base è uguale a quello che si respira nelle serie tv che crediamo di scegliere.

Cos’è? Non siamo riusciti ad evitare che Cinema e Televisione si appiattissero, abbiamo perso terreno, e adesso il Teatro gli corre dietro sul campo della disillusione? Del sesso insulso, delle parolacce, della depressione, del vittimismo, della logica, del sangue, dei morti ammazzati… soprattutto delle volgarità e dei revolver, sempre.

Invece Teatro In Fabula dice: ormai, l’Uomo ha troppi anni per cadere nella trappola del cinismo. Il cinismo è adolescenziale. Ti fa sentire arguto per un attimo, ma poi ti lascia il vuoto. E lo sappiamo tutti. È per questo che corriamo a riempirlo, quel vuoto, fuggendo in un’altra realtà, che è quella virtuale.

Da attore, regista, e forse anche da drammaturgo e formatore, ho la sensazione che dobbiamo prenderci la responsabilità di essere diversi. Di volerlo essere. Di reinventarci diversi. Di raccogliere questa richiesta d’aiuto, perché la fuga negli smartphone è decisamente una richiesta d’aiuto, una fuga dal mondo reale.

La realtà ce l’abbiamo sempre davanti, in tv, a cinema, sui giornali, su internet: l’abbiamo guardata in tutti i modi. L’abbiamo vista così da vicino che ora non ne distinguiamo più i contorni. E se per capirla, oggi, occorresse invece trasfigurarla?

Teatro In Fabula dice: questo non è il momento storico per guardare la Realtà ancora più in profondità; questo è il momento di guardare la Realtà da un’altra angolazione.
E, per questo, abbiamo bisogno come non mai di elementi che non le appartengono. Parlo proprio dell’estetica, della forma. Come uomini e donne di teatro, dovremmo darci l’obiettivo di collaborare alla ricreazione degli immaginari a forza di sogni, slanci, utopie, metafore, parole extra-quotidiane, invenzioni fantastiche. Dovremmo evitare il 90% degli ingredienti di cui sopra (sesso, sangue, revolver…), o come minimo trasfigurarli all’interno delle rappresentazioni.
Dobbiamo creare una Realtà Altra, perché la nostra alternativa non è virtuale: la nostra Realtà Altra è il Teatro. Piena di giochi, quanto più dichiaratamente falsi, illusori, ingannatori.

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P.Picasso: “Retrato de Dora Maar”

In questo mare di cinico disincanto, ho sentito più di una volta dire da persone di teatro cose come “Oggi non puoi più fare che Amleto è un principe, in Danimarca, nel 1600… la gente non ci crede più!”. Cosa? E perché? La gente prima ci credeva? Era così scema da non sapere che quello era un gioco, un sogno, un’illusione? O piuttosto voleva crederci, stava al gioco, perché sapeva che, grazie a quell’inganno, sarebbe riuscita a conoscere la Realtà, più di quanto gli sarebbe mai riuscito a suon di “reality”?

Picasso disse: “Ho impiegato una vita per arrivare a dipingere come un bambino”.

E dunque… Se, superata l’adolescenza del Novecento, l’uomo recuperasse la sua infanzia? Se l’uomo di Teatro facesse sue le impossibili domande del bambino, del tipo “Perché il cielo è azzurro?”, “Come fanno gli uccelli a volare?”, “Perché l’acqua scorre in un senso e non nell’altro?”. Senza cercare le risposte in rete, né sull’enciclopedia, e nemmeno nel suo bagaglio d’istruzione.

Sì, noi attori, registi e drammaturghi potremo sembrare degli alieni. Ma potremo mai attirare meno gente di quanta ne attraiamo ora? Quanto potrà durare ancora il teatro, con quest’imitazione del cinema e della televisione, che sia etica oppure estetica?

Teatro In Fabula dice: torniamo all’incanto, al sogno. Giriamo via dalla Realtà, e proviamo a beccarla da un’altra angolazione. Inventiamocela noi, la Realtà. Buttiamo via la Logica. Abbracciamo la Fantastica.

Ora che siamo adulti, impariamo a fare Teatro come dei bambini.

Antonio Piccolo finalista al Premio Giovanni Testori 2018

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Lunedì 17 dicembre 2018, alla Pinacoteca di Brera a Milano, sono stati resi noti i vincitori della III edizione del Premio Giovanni Testori.
Nella sezione dei “testi letterari”, solo un testo drammaturgico è riuscito ad aggiudicarsi il riconoscimento, ossia “La guerra santa” di Fabrizio Sinisi.
Il testo “Il Sogno di Morfeo” di Antonio Piccolo è arrivato tra i finalisti.

Di seguito, la comunicazione completa direttamente dal sito del Premio:

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EDIZIONE 2018

CONDUZIONE DEL PROGETTO
Studio Associato dei Notai Giuseppe Sessa e Adele Cesaro, Studio Andrea Novembre, Gino Banterla

COLLABORANO AL PROGETTO
Angela Albert, Andrea Bisicchia, Giulia Bernardini, Rosario Calì, Alessandra Campagna, Diletta Carutti, Cecilia Carrara, Elisa Carutti, Barbara Colli, Davide Colussi, Alessio Contini, Gabriella Curtis, Marco Cuscona, Patrizia Cuscona, Emanuela Fasoli, Alessandro Frangi, Beatrice Girelli, Maria Girelli, Francesca Gosi, Laura Larghi, Margherita Marvulli, Chiara Marzetta, Luca Mazzucco, Laura Parola, Emanuele Pauri, Daniela Penati, Francesco Pozzobon, Giovanni Scarabelli,  Jacopo Stoppa, Carlotta Testori

COMITATO D’ONORE
Giuseppe Frangi (Direttore della
Associazione Giovanni Testori), James Bradburne (Sovrintendente della Pinacoteca di Brera),  Mariella Goffredo (Direttore della Biblioteca Nazionale Braidense), Carlo Feltrinelli (Presidente della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli), Piergaetano Marchetti (Presidente della Fondazione Corriere della Sera), Sergio Escobar (Direttore del Piccolo Teatro di Milano), Andrée Ruth Shammah (Direttore del Teatro Franco Parenti) Sandrina Bandera, (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali), Pietro Citati (scrittore e critico letterario), Pier Vincenzo Mengaldo (scrittore e filologo), Luigi Brioschi (Presidente di Guanda Editore), Toni Servillo (attore e regista), Salvatore Settis (Storico dell’Arte),  Alfredo Stussi (Filologo e linguista), Alain Toubas (Direttore della Compagnia del Disegno ed erede dello scrittore).

COLLEGIO  DEI  GIURATI
Giovanni Agosti, Anna Bernardini, Mauro Bersani, Claudio Ciociola, Davide Colussi, Angelo Curti, Davide Dall’Ombra, Paolo Di Stefano, Francesco Frangi, Giovanni ngi, Maria Grazia Gregori, Silvia Isella, Sandro Lombardi, Valter Malosti, Clelia Martignoni, Remo Melloni, Renato Palazzi, Oliviero Ponte di Pino, Maurizio Porro, Francesco Porzio, Niccolò Reverdini, Alberto Rollo, Roberto Stringa, Claudio Vela, Federico Tiezzi.

TESTI VINCITORI

 a) Per le arti figurative

1.  Per una tesi con impostazione trasversale tra arte e filologia (ex aequo):

  • Anna Lena con Giovanni Testori: il caso critico della sua tesi di laurea. Presentato da  Alessandro Rovetta, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

  • Nicolò Rossi con Sicut Johannes. Studio Filologico e critico su gli angeli dello sterminio e su un progetto di triologia. Presentato da Salvatore Silvano Nigro, IULM MIlano

 2. Per un saggio di critica d’arte (ex aequo):

  • Tommaso Tovaglieri con Dicevo di te, Elsa de’ Giorgi. Presentato da Marco Belpoliti, Università degli studi di Bergamo

  • Stefano De Bosio con Frontiere. Culture figurative ad Aosta e nell’arco alpino occidentale tra Quattro e Cinquecento. Presentato da Giovanni Romano, Università degli studi di Torino (emerito)

b) Per la letteratura

1. Per una tesi di laurea:

  • Angela Siciliano con Una notte del ’43 di Giorgio Bassani. Edizione e studio critico. Presentata da Paola Italia, Università di Bologna

 2. Per una testo letterario (ex aequo):

  • Daniele Gaggianesi con Qohelet De La Barona, Poesie in lingua milanese. Presentato da Franca Nuti

  • Fabrizio Sinisi con Guerra Santa, Testo teatrale. Presentato da Gabriele Russo (Teatro Bellini, Napoli ).

FINALISTI

Luca Abbattista –  Gli autori francesi nel “Candido” di Leonardo Sciascia
Elena Arnone –  Le storie di Maria
Michele Bertolino – Decentralizzazione e contesto: ipotesi per una filosofia dell’arte
Laura Canella –
Charles Henfrey (1818-1891) Collezionista
Sergio Di Benedetto – Depurare le tenebre degli amorosi miei versi La lirica di Girolamo beni vieni
Andrea Fabbri – Racconti Sulla Duna
Giuditta Fornari – Giovanni Testori: “performances” di drammaturgia
Federico Maria Giani – Ripensare Giovanni da Monte
Claudio Gulli – La collezione Chiaramonte Bordonaro
Daniela Iuppa – Un’inquieta fedeltà. Giovanni Testori e Alessandro Manzoni
Vincenzo Latronico – La parte maledetta
Mirto Milani – Musica e DSA: L’incontro di due Universi
Mita Nunzia – FollEsserci
Federica Nurchis – Il patrimonio artistico del monastero benedettino di Santa Grata in columnellis a Bergamo
Angelo Passuello – Il cantiere di San Lorenzo a Verona nel contesto del romanico europeo
Valeria Patota – Minotauropatia-Ritratto di famiglia
Chiara Perin – “Il coraggio dell’errore” Realismo in Italia, 1944-1954
Laura Pernice – La parola negli occhi. Il genio di Testori tra letteratura e arti figurative
Antonio Piccolo – Il sogno di Morfeo
Fabio Pisano – Hospes, -itis
Eugenio Refini – Teatro del Mondo, Teatro dell’Anima
Elena Rivoltini – Il Sacro Monte
Pietro Santetti – Una di quelle vecchie storie vere
Jordi Valentini – Questa morte che non ha luogo

Corso di Teatro a Montella! Iscrizioni aperte per tutto il mese di novembre

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Teatro In Fabula apre a Montella (AV) le iscrizioni al Corso di Teatro per ragazzi e per adulti 2018/19, diretto da Melissa Di Genova e Antonio Piccolo.

PER TUTTO IL MESE DI NOVEMBRE
LA 1ª LEZIONE DI PROVA È GRATUITA!

DOVE
“Centro Studi Danza” a via Don Minzoni n.58, Montella (AV)

A CHI SI RIVOLGE
ragazzi e adulti (13 anni in su)

DOCENTI
Melissa Di Genova, Antonio Piccolo, Giuseppe Cerrone

MATERIE
Recitazione, Voce e Respirazione, Dizione, Linguaggio del Corpo, Movimento Scenico, Improvvisazione, Interpretazione del Testo

QUANDO
da Novembre a Giugno, tutti i sabati
ore 17/20 (ragazzi e adulti dai 13 anni in su)

INFO
tel. 327.855.93.22
info@teatroinfabula.it
facebook: @teatroinfabula
www.teatroinfabula.it

Al Teatro Serra “Incontri ravvicinati con il Signor G”

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Incontri ravvicinati con il Signor G
 da Gaber – Luporini al Teatro Serra di Napoli

16-18 novembre 2018

con Antonio Piccolo

drammaturgia e regia di Giuseppe Cerrone e Antonio Piccolo

assistente alla regia: Melissa Di Genova | foto di scena: Tiziana Mastropasqua
addetta stampa: Gabriella Galbiati | progetto grafico: Riccardo Teo

“Certo, cercavo di capire cosa fosse Lui per me, ma non sapevo più neanche se esisteva, o se era tutto nella mia immaginazione.
Sentivo solo che era…qualcosa di enorme. Era tutto: il bene, il male, il mistero, l’universo, la mia vita, me stesso, tutto… “

Dal 16 al 18 novembre 2018 al Teatro Serra di Napoli (quartiere Fuorigrotta) è di scena Incontri ravvicinati con il Signor G da Giorgio Gaber e Sandro Luporini.
Giuseppe Cerrone e Antonio Piccolo portano in scena l’allegoria dei bisogni di un’intera umanità, che trova il suo alter ego in un animaletto grigio.

Sinossi: Un artista in crisi per la mediocrità della propria vita decide di allontanarsi da tutte le sirene del mondo, in cerca di silenzio e di indipendenza. Trasloca in una casa di periferia tutta bianca, circondata dal verde: l’ideale per rimettere a posto i pensieri e raddrizzare la strada di fronte a sé.
L’isolamento si rivela però un’illusione. Innanzitutto, i suoi propositi sono disturbati dall’osservazione della villetta accanto; in più, è continuamente disturbato dalle visite della compagna, della ex fidanzata, del fratello e di chissà chi altro. E poi, compare un topo. Grigio. Un topolino di campagna? Forse. Ma incredibilmente tenace e intelligente. La sua resistenza a tutte le trappole e tutti i marchingegni ne ingigantisce l’importanza, tanto da trasformarsi da fuggitivo in persecutore.
E i pensieri? Chi li rimette a posto? Dov’è l’isolamento? Dove il sogno di indipendenza?

QUANDO
16, 17 e 18 novembre 2018
venerdì e sabato ore 21, domenica ore 19

DOVE
Napoli – Teatro Serra
via Diocleziano, 316

INFO E PRENOTAZIONI
tel.: 334.508.30.92 | mail: teatroserra@gmail.com | facebook: @teatroserra

“Hémon”: tradotto in francese “Emone” di Antonio Piccolo!

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1559588476Dopo un accurato lavoro di più di un anno, la Maison Antoine Vitez Centro Internazionale di Traduzione Teatrale con sede a Parigi – pubblica sul proprio sito l’esito felice di “Hémon. La tragédie de Antigone selon le conte de le amoureux”, traduzione di “Emone. La traggedia de Antigone seconno lo cunto de lo innamorato”  di Antonio Piccolo (Einaudi, 2018).

L’opera – vincitrice del Premio PLATEA per la Nuova Drammaturgia nel 2016 – è stata tradotta da Emanuela Pace, attrice, drammaturga, traduttrice e studiosa francese.

maison_antoine_vitez@2xL’esperta Emanuela Pace si è audacemente lanciata nell’impresa di tradurre la neo-lingua di Piccolo e, per farlo, non ha potuto non tenere conto della propria pratica del palcoscenico e dell’amore per l’italiano, lingua dei suoi genitori.
L’italiano, il napoletano e il francese hanno storie molto diverse e, dunque, si sono poste spinose questioni sulla trasposizione del dialetto, dei registri alto-basso, dei neologismi eccetera.
La traduzione ha richiesto lunghe riflessioni, testardi tentativi e ripetute interviste direttamente all’autore, ma il risultato ha soddisfatto felicemente la Maison Antoine Vitez.

Si legge dal sito:

«La scelta del linguaggio di scrittura di Antonio Piccolo è fondamentale nella costruzione del suo pezzo. (…) Per cercare di far “sentire” e far esistere questa teatralità in francese, bisogna essere attenti alla costruzione della frase in Piccolo, al suo lessico, alla sua poesia e al suo ritmo. Volevo lavorare il più vicino possibile alla struttura sintattica originale; esplorare immagini, etimologia, mutui diversi, neologismi; gioca su occorrenze, registri e lacune. In breve, il gioco con la lingua francese era in ogni modo ispirato al gioco e al fascio di riferimenti creato dall’autore italiano».

A questo punto, non ci resta che sperare che anche la versione francese di “Emone” veda presto la strada del palcoscenico!

Per tutte le altre informazioni, rimandiamo al link ufficiale della Maison:

https://www.maisonantoinevitez.com/fr/bibliotheque/hemon-1062.html

“Pulcinella e la scatola magica” al Giffoni Film Festival

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Si terrà il 23 luglio 2018 a Piazzetta Scarpone di Giffoni Valle Piana (SA), nell’ambito del Giffoni Film Festival 2018 – sezione Giffoni Street Fest – lo spettacolo “Pulcinella e la scatola magica”, produzione Teatro In Fabula.

Già rappresentato in piazze, cortili, feste, scuole, lo spettacolo è adatto a bambini dai 3 ai 103 anni. Dalle note di Melissa Di Genova e Antonio Piccolo, autori ed interpreti dello spettacolo:

Pulcinella, dunque, è ancora vivo? Può ancora comunicare qualcosa a chi assiste alle sue avventure?
Noi lo abbiamo affrontato con la riverenza che una storia centenaria richiede, facendo tesoro dei nostri studi corporei e mimici, come delle letture storiche, tecniche, filosofiche; ma anche con l’audace ingenuità che hanno i bambini, che si tuffano nell’azione facendosi semplicemente guidare dalla forza spiritica della maschera, che forse è tutto ciò che essa richiede.
Il risultato è una serie di avventure coinvolgenti, costruite con la tecnica dei canovacci della Commedia dell’Arte – anzi, della Commedia all’Improvviso -, in cui ritmo, trucchi artigianali e l’interazione con il pubblico (calibrata con mestiere) fanno esplodere tutto il potere di Pulcinella: una forza ancestrale, universale, priva di formalismi o sovrapposizioni intellettualistiche, che sa giocare con i cliché, scendendo molto al di sotto della loro superficie.
Sì, Pulcinella è vivo. Sì, comunica ancora ai suoi spettatori.
Sono loro ad avercelo detto”.

Guarda anche: scheda spettacolo | foto di scena

QUANDO
23 luglio 2018
ore 19.00

DOVE
Piazzetta Scarpone
Giffoni Valle Piana (SA)

INFO E PRENOTAZIONI
www.giffonifilmfestival.it
INGRESSO GRATUITO