Il Sogno di Morfeo

Il Sogno di Morfeo

progetto vincitore del bando “Per Chi Crea” indetto dalla SIAE, sezione Nuove Opere;

testo vincitore del Premio nazionale di drammaturgia Scena&Poesia 2019

una produzione Teatro In Fabula

con il sostegno del MiBAC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”
e dell’Asilo – Ex Asilo Filangieri di Napoli

testo e regia di Antonio Piccolo

con Mario Autore, Antonia Cerullo, Melissa Di Genova, Antonio Piccolo, Emilio Vacca

scene: Luciano Di Rosa e Luca Serafino
costumi: Federica Del Gaudio
musiche: Mario Autore
aiuto regia: Marco Di Prima

voci registrate: Gianluca Bonagura, Giuseppe Cerrone, Marco Di Prima, Sara Missaglia
sarta: Laura Giansante
foto di scena: Tiziana Mastropasqua
grafica: Riccardo Teo

debutto:
8 giugno 2021:
Caserta – Teatro Civico 14

repliche:
7 luglio 2022: Napoli
Real Bosco di Capodimonte [Campania Teatro Festival]

prossime repliche:
3-5 marzo 2023: Napoli
Sala Assoli

Sinossi

All’Eremo dei Sogni il dio Morfeo, sua sorella Notturno e l’assistente Artemidoro di Daldi sono alle prese con l’invio dei sogni ai mortali. Ma ormai non si possono creare altro che incubi, perché l’immaginario degli umani si è inaridito. C’è solo una sognatrice che dà soddisfazione: si chiama Alice, fa dei bellissimi sogni e si diverte a guidarli. Il suo ultimo sogno però sta durando più del dovuto… Alice è in coma! Morfeo, Notturno e Artemidoro si mettono in testa di svegliarla e salvarla. Ma le loro forze non bastano. Si recano a Bubastis, nell’antico Egitto, nell’antro di Bastet, Dea del Sonno: un’enorme creatura, metà gatta e metà umana, che parla un linguaggio criptico da indovina. È solo la prima tappa del loro viaggio nel tempo, nello spazio e nel sogno, per salvare gli uomini e ricordare loro di sognare.

Note di regia

Sappiamo ormai tutto sui sogni. Eppure trascuriamo di riflettere su una banale verità: trascorriamo almeno un quarto della nostra esistenza sognando. Un quarto di esistenza in cui il cervello ha le stesse percezioni che ha nella veglia e forgia una parte fondamentale della nostra identità. Ne “Il Sogno di Morfeo”, dunque, si ribalta una regola spesso applicata in teatro: non è la “vita vera” a stare in scena, ma la vita interiore. Vediamo l’Eremo dei Sogni, il mondo del sonno; fuori, dietro le quinte, c’è il mondo della veglia. È “la vita ad occhi chiusi” ad esser protagonista: un luogo che pare un circo, una navicella spaziale, lo studio di un alchimista e la cucina di uno chef, malgrado sia capitanato da Morfeo, un dio dell’antichità. Ma il mito, liberamente adottato, qui rinasce dialogando col Presente. Gli dei-clown armeggiano con macchine bizzarre e dialoghi acrobatici, per ritrovare senso nell’Oggi. Non ci sono steccati di genere: c’è la commedia, la tragedia, il realismo, la fantascienza, il paradosso, la recitazione brillante e quella intimista, scene corali, monologhi, addirittura accenni di musical; e c’è una storia che, partendo dalla fantasia, arriva ad Alice, personaggio a cavallo tra la fiaba e il contemporaneo più contemporaneo che c’è, ossia l’Universale. È il Vivere stesso, infatti, a farsi infine protagonista dello spettacolo, nella sua gioia quanto nel suo male: un dilemma che riguarda tutti, e non può avere recinti linguistici. Nessuno, del resto, ha mai preteso dai sogni di stare stretti in contorni troppo netti.