Serafino Gubbio operatore

OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Foto di scena
| Video spot | Video prove | Rassegna stampa

liberamente tratto da “I quaderni di Serafino Gubbio operatore” di Luigi Pirandello

con Raffaele Ausiello, Giuseppe Cerrone, Stefano Ferraro, Valeria Frallicciardi, Pietro Juliano, Sara Missaglia, Antonio Piccolo
scene e costumi: Anna Verde, Antonio Genovese, Francesco B. Sorrentino
musiche e suoni: Luca Iavarone
video: Fabiana Fazio
disegno luci: Renato Zagari
aiuto regia: Giuseppe Cerrone
adattamento e regia: Aniello Mallardo

debutto > 25 luglio 2011: Real Orto Botanico, Napoli
repliche > 26-27 novembre 2011: Teatro Civico 14, Caserta / 8-18 dicembre 2011: Teatro Elicantropo, Napoli

Serafino Gubbio: Finii d’esser Gubbio e diventai una mano.

La seconda rivoluzione industriale si sviluppa in occidente tra il 1895 e il 1913, affermando uno sviluppo tecnologico senza precedenti. Nasce in questo periodo, anche in Italia, una moderna società di massa. Nel 1909 viene pubblicato “il Manifesto del Futurismo”, in cui si ripudia il ruolo umanistico degli intellettuali e si invitano gli artisti ad esaltare la macchina ed il progresso industriale.
Contrariamente a questa corrente, Pirandello – nel 1915 – crea il personaggio di Serafino Gubbio, un ex studente di filosofia che si mette a lavorare nel mondo del cinema con la seguente mansione: girare impassibile la manovella della cinepresa. Il mestiere di operatore – così impersonale, così tecnico – lo porta ad osservare con attenzione il fragoroso e vertiginoso meccanismo della vita che affaccenda le persone che lo circondano. È assillato da un dubbio: le macchine di ferro e d’acciaio, create dall’uomo con tanto studio e tanto ingegno, sono ancora nostri strumenti o sono diventate piuttosto i nostri padroni? Il dubbio, che per Serafino diviene certezza, lo conduce a quella che per lui è l’unica salvezza possibile: una perfetta indifferenza, omologa a quella della modernità circostante.
Ma è davvero impossibile definire un punto di contatto e di equilibrio? O come Serafino Gubbio occorre abbandonarsi all’ineluttabile processo di reificazione attraverso l’impassibilità ed il silenzio?