Il povero Piero


Foto di scena | Trailer (3min) | Promo (7min) | Rassegna stampa

liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Achille Campanile

con Raffaele Ausiello, Giuseppe Cerrone, Mario De Masi, Marco Di Prima, Stefano Ferraro, Milena Miranda, Alessandra Mirra, Antonio Piccolo, Francesca Ponzio
assistente alla regia: Valeria Frallicciardi
disegno luci: Renato Zagari
aiuto regia: Giuseppe Cerrone
scene: Antonello De Leo
adattamento e regia: Aniello Mallardo

– – – – –

debutto > 6 gennaio 2011: Teatro Elicantropo, Napoli
repliche > 7-22 gennaio 2011: Teatro Elicantropo, Napoli

– – – – –

“Voi vorreste conoscere il segreto della morte, ma come
potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?”
Kahlil Gibran

Fabula
È possibile fare una serissima riflessione sulla vita e sulla morte, ridendo spensieratamente? E fare un profondissimo discorso sugli inerenti luoghi comuni, attraverso la convenzione delle convenzioni (cioè, il linguaggio)? Questa è la sfida lanciata da Achille Campanile, un funambolo della parola.
In uno scenario surreale ed onirico, Piero sente l’approssimarsi della morte e, angosciato e impaurito, si abbandona a ricordi vaghi e ossessivi, cercando un’ultima ancora di salvezza. Non si sente ancora pronto per l’eterno riposo ma, alla fine, è costretto a deporre le armi dinanzi alla tremenda Signora che, silenziosa ed invisibile, suona alla porta per riscuotere il suo tributo. La morte di Piero dà il via ad un vivace intreccio che ruota intorno al suo desiderio di comunicare il decesso solo ad esequie avvenute ma, a causa di malintesi e incomprensioni, tale volontà non verrà rispettata. Proprio quando tutto sembra assumere l’aspetto canonico di una consueta cerimonia funebre, Piero – tra lo stupore generale – risuscita e propone di festeggiare il suo ritorno alla vita! Ma si ode di nuovo il campanello…sarà cambiato qualcosa?

Note di regia
“Il povero Piero”, romanzo di Achille Campanile, fu pubblicato per la prima volta nel 1959 dalla casa editrice Rizzoli. Le vicende dei personaggi si dipanano intorno alla morte (in realtà solo apparente) del “Povero Piero”, dando vita a una serie di equivoci. Le disposizioni di Piero, infatti, prevedono che l’annuncio della propria morte avvenga solamente dopo i funerali. Ma la notizia trapela e i familiari sono costretti a fronteggiare le visite dei parenti, in parte addolorati, che mostrano le proprie ipocrisie di fronte alla morte di un loro caro. Si sviluppa così una storia fatta di sotterfugi, poiché la famiglia del povero Piero tenta inizialmente di tacere la morte dello stesso, nascondendo il “cadavere” nei posti più impensati della casa, creando una serie di situazioni paradossali. Campanile, però, oltre ad offrirci pagine pungenti, satiriche ed esilaranti, ci regala anche stralci d’intensa riflessione sul senso della morte e della vita. Un libro pluristilistico, realizzato attraverso l’uso sapiente di una parola che si riempie e si svuota, fino a diventare un puro suono, un virtuoso gioco linguistico.
La messa in scena intende evidenziare la forza del linguaggio dello scrittore, giornalista e drammaturgo romano, attraverso un radicale taglio dei personaggi e l’utilizzo di una scenografia sobria ed essenziale che, concettualmente, restituirà quattro ambientazioni diverse. La stanza da letto dove Piero, prima di morire, ripercorrerà, in un’atmosfera surreale e onirica, alcuni momenti della sua vita. Il salotto, in cui si dipanerà il plot principale, attraverso equivoci e malintesi. Le altre stanze della casa, che appariranno, di volta in volta, dietro una parete, attraverso un gioco di ombre, permetteranno la presenza simultanea di azioni sceniche ed extra sceniche. Infine un luogo esterno, in proscenio, per azioni che non avvengono all’interno della casa. Agli attori è affidato l’arduo compito di restituire la brillantezza e il ritmo vorticoso della scrittura di Campanile, attraverso personaggi che appariranno seri, faceti, reali, grotteschi. Personaggi inafferrabili, che non si prendono mai troppo sul serio, che si divertono per divertire, che stimolano il cuore e la mente. Il lavoro non intende impartire alcuna morale o insegnamento. Invita, semplicemente, lo spettatore a confrontarsi col percorso e con le riflessioni di un uomo comune, Piero, all’interno di un piccolo contesto sociale, su tematiche universali ed astratte come la vita e la morte e le conseguenti reazioni umane.