L’uomo di fumo

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scritto e diretto da Aniello Mallardo
pensando al Perelà di Palazzeschi

con Raffaele Ausiello, Giuseppe Cerrone, Melissa Di Genova, Marco Di Prima, Antonio Piccolo

aiuto regia: Giuseppe Cerrone
musiche originali: Mario Autore
scene: Sissi Farina, Antonio Genovese
costumi: Anna Verde
progetto grafico: Riccardo Teo
foto di scena: Tiziana Mastropasqua
ufficio stampa: Gabriella Galbiati
organizzazione: Giovanna Dipalma

debutto > 29 marzo 2016: Teatro Piccolo Bellini, Napoli
repliche > 30 marzo-3 aprile 2016: Teatro Piccolo Bellini, Napoli

Sinossi

Nel Regno di Torlindao, sull’orlo del baratro, il gabinetto di Stato – composto dal Re, dall’Arcivescovo, dal nobile Zarlino e dalla marchesa Oliva di Bellonda – è in riunione permanente allo scopo di realizzare un nuovo Codice di leggi che possa spazzare la crisi in cui versa la popolazione. L’accordo, però, è ben lungi dall’essere trovato e la ripresa appare una chimera irrealizzabile. Giunge, inaspettato, da un luogo sconosciuto e misterioso, uno strano essere, un uomo di fumo, figlio di tre vecchie megere: Pena, Rete e Lama. Chi è e che cosa vuole? Un’iniziale diffidenza si insinua nell’animo dei membri del Consiglio di Stato ma, gradualmente, si trasforma nella ferma convinzione di essere al cospetto di un uomo purificato da ogni immondezza umana, l’unico in grado di risollevare le sorti del Regno, il solo a cui affidare la stesura del Codice. L’eccezionale Ospite viene condotto nel Regno, affinché conosca tutti i meccanismi che lo regolano e ottenga tutte le informazioni necessarie per procedere all’arduo compito che lo attende. I giorni grigi sono ormai un vago ricordo, l’entusiasmo è dirompente, il popolo lo ama e lo acclama ma il suo prestigio aumenta a dismisura, fino a destare le preoccupazioni del Re e dell’Arcivescovo che temono di perdere il loro potere. Una sciagura, intanto, si abbatte sul Regno… È forse l’occasione propizia per sbarazzarsi dell’indesiderato Uomo di fumo?

Note di regia

No, se noi convalescenti abbiamo ancora bisogno di un’arte, questa è un’altra arte, un’arte beffarda, leggera, fuggitiva, divinamente imperturbata, che avvampa come fiamma chiara in un cielo sgombro di nubi. (Nietzsche)

Siamo di fronte ad una favola allegorica e ad una sorta di antiromanzo in cui è del tutto assente il principio di verosimiglianza e di causalità e l’azione, come ha scritto Romano Luperini, è sostituita quasi sempre da un coro di voci che commentano, per lo più futilmente, gli avvenimenti, dandone così implicita notizia. Questa “favola aerea”, dunque, per la sua stessa forma, per il suo stesso stile e per la sua materia, pare reclamare una messinscena al confine tra favola e grottesco. L’eroe del romanzo, Perelà, è il portatore di un nuovo ideale di leggerezza, di gentilezza e di candore che mette a nudo la vacuità di una società che prima lo innalza a mito e poi lo abbatte. La sua meravigliosa e infantile leggerezza cos’è se non l’allegoria della presa di coscienza che di fronte alla casualità, al nonsense, al dolore del mondo e alla stupidità umana, l’unica risposta è nella Bellezza, nell’Arte e nel rifuggire da assolutismi? Il lavoro di messinscena intende dunque, preservando l’essenza surreale e grottesca dell’opera, mostrare, attraverso la parabola dell’uomo di fumo, i meccanismi sociali, sviluppando in tal modo, satiricamente e con leggerezza, una critica all’ordine vigente.