TAN off – Open Space 1 | dal 20 ottobre al 30 novembre

Siamo lieti di invitarvi alla I edizione della rassegna TAN off – Open Space, un progetto permanente promosso da Liberascena Ensemble, L’uomo e il legno, Vodisca, Ulten Auser, FuoriCentroScampia, Rotary Club, Sentieri D’Arte, Dream Team e Arci Scampia.


TAN off

OPEN SPACE 1

35 spettacoli per un mese di programmazione
di Teatro, Musica, Danza, Eventi e Mostre

dal 20 ottobre al 30 novembre 2012

al Teatro Area Nord di Piscinola

info e prenotazioni: 081/19571331 – 081/5851096
liberascena@libero.itwww.liberascenaensemble.it

Il programma completo:

*** TEATRO – MUSICA – DANZA – EVENTI ***

20 | 21 ottobre
– proiezione cortometraggio LA REGOLA DEL 3° ESCLUSO
Teatro di Legno presenta 
DEVOT’

con Fabiana Fazio, Domenico Santo, Salvatore Veneruso
regia Silvana Pirone

26 ottobre (ore 18.00)
MAROTTA & CAFIERO
presentazione programma editoriale 2012-2013

27 | 28 ottobre
– proiezione cortometraggio BUS CUM
Golem Teatro presenta
IOSONOGESUCRISTO
da, per e con Antonin Artaud
con Francesca Iovine e Dimitri Tetta
regia Giovanni Granatina

31 ottobre > 2 novembre
– proiezione documentario
CHIPPERS di Nino Tropiano

3 | 4 novembre
– proiezione cortometraggio IL CONSENSO
Teatri di Seta presenta
TERRA DI MEZZO
con Elisabetta Bevilacqua, Marina Cavaliere, Serena Lauro, Alessandra Mirra, Francesca Ponzio
regia Pina di Gennaro

5 novembre (ore 18.00)
PREMIO ANTONIO LANDIERI
Teatro d’Impegno Civile – IV edizione

6 novembre
– ore 10.30: PIANTIAMO UN ALBERO
– ore 12: presentazione dell’associazione “Imprenditori di Sogni”

9 novembre (ore 18.00)
INCONTRO CON JEAN NOEL SCHIFANO’

10 novembre
– proiezione cortometraggio NON C’E’ ALTERNATIVA
Kaotikalkimia presenta
DELIRI NOTTURNI
con Ciro Pellegrino e Andrea Paoli
regia Ciro Pellegrino

11 novembre (ore 20.00)
– proiezione cortometraggio NON C’E’ ALTERNATIVA
Skaramakay presenta
DESAPARECIDOS
regia e coreografia Erminia Sticchi

14 novembre (ore 17.30)
Lalumaca Teatro presenta
ALICE IN MUNNEZZ

15 novembre (ore 18.00)
– presentazione portale LA MEMORIA GASSOSA

16 novembre
– ore 18.00: INCONTRO CON SANCARLUCCIO TEATRO
– ore 19.30: SEMINARIO SULLA DRAMMATURGIA
con Manlio Santanelli, Mimmo Borrelli, Massimo Maraviglia e Roberto Russo

17 novembre (ore 20.00)
– proiezione cortometraggio CRIMINI DI PACE di R.Polito
– i FINTI ILLIMANI in concerto

18 novembre
Teatro nel Baule presenta
PAPORRETA INFAME
con Sebastiano Coticelli, Simona Di Maio, Giorgia Guarino, Dimitri Tetta

21 novembre (ore 20.00)
Serata di CORTI TEATRALI
Imprenditori di Sogni presentano OPERAZIONE ERODE (di C.Buono; con R.Imperato, Y.Napoli, L.Petrazzuolo; regia R.Nicorelli)
Teatro di Legno presenta L’ORA DEL TELL (con M.Di Prima, A.Piccolo, D.Tacconelli; regia S.Pirone)
Teatro In Fabula presenta SILENZI (con C.Cordella e N.Mucci; regia A.Mallardo)
Teatro In Fabula e Tourbillon presentano UN DRAMMA (da Cechov; con R.Ausiello, I.Grasso, F.Rossi; regia G.Cerrone e A.Piccolo)

23 novembre (ore 20.00)
ROCK DAY
con Ardens, Borderline, Reverse, Theory of Color, The Driftin’

24 novembre
– ore 10.30: CAFFE’ EUROPA organizzato da Ulten Auser
Compagnia XX presenta
PASSAGGIO SEGRETO
con Maura Perrone, Fabiana Fazio, Roberta Serretiello, Delio Fusco, Peppe Villa, Marco Amendola, Loredana Carannante, Sofia Campanile, Attilio Graziano
regia Roberta Serretiello
– a seguire BAM – Bloko Axé de Mulheres

25 novembre
Compagnia XX presenta
PASSAGGIO SEGRETO
con Maura Perrone, Fabiana Fazio, Roberta Serretiello, Delio Fusco, Peppe Villa, Marco Amendola, Loredana Carannante, Sofia Campanile, Attilio Graziano
regia Roberta Serretiello
– a seguire presentazione del VANGELO DI MARIA MADDALENA

29 novembre
Teatro dell’Anima presenta
IL VENTRE DEL MARE
regia Dario Aquilina

30 novembre (ore 18.00)
IL PACCO ALLA CAMORRA
organizzato da Associazione Masslo


Gli spettacoli – tranne dove diversamente specificato – si terranno alle ore 20.30 da lunedì al sabato, alle 18.00 di domenica.
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*** LABORATORI ***

31 ottobre > 2 novembre
Laboratorio di INTEGRAZIONE CULTURALE
organizzato da Teatri di Seta

7 > 8 novembre
Laboratorio “IL LATO OSCURO DELLA LUNA”
organizzato da Teatro dell’Anima

17 novembre
Laboratorio collettivo di scambio
a cura di Teatro nel Baule

20 > 21 novembre
LABORATORIO YOGA

22 > 23 novembre
LABORATORIO CON LE DONNE

24 novembre
Laboratorio PERCUSSIONI PER BAMBINI

La partecipazione ai laboratori è GRATUITA.

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*** MOSTRE ***

25 > 28 ottobre
mostra LA MEMORIA GASSOSA

30 ottobre > 4 novembre
MOSTRA FOTOGRAFICA
di Pepe Russo

6 > 11 novembre
Mostra TEL LE LOGIS TEL LE MAITRE
di Tiziana Mastropasqua

13 > 18 novembre
MUSEUM REVIEW
mostra fotografica di Giuliano Longone

20 > 30 novembre
RED WOMEN
di Morena Beatrice Mennella

Tre candidature TIF per il Premio Landieri 2012

Candidature del Premio Antonio Landeri – Teatro d’Impegno Civile 2012

La casa editrice Marotta&Cafiero Editori e la famiglia Landieri, organizzatrici del IV Premio Antonio Landieri – Teatro d’Impegno Civile, dedicato al giovane disabile ucciso il 6 novembre del 2004 durante la faida di Scampia, rendono note le candidature al già citato premio. La serata di premiazione si svolgerà lunedì 5 novembre 2012 alle ore 18,00, presso il Teatro Area Nord di Piscinola, nell’ambito della rassegna TAN OFF, obbligatoria prenotazione.

Teatro In Fabula si guadagna tre candidature: una come compagnia; una grazie ad Aniello Mallardo per la sua regia dello spettacolo “Serafino Gubbio operatore”; una  personale del nostro Raffaele Ausiello come miglior attor giovane.

Di seguito tutte le candidature.

Miglior Spettacolo

  • Io provo a volare di Gianfranco Berardi
  • Italianesi di Saverio La Ruina
  • Devot di Teatro di Legno
  • Passaggio segreto di Compagnia XX
  • Gomorra di Mario Gelardi

Miglior Testo Originale

  • Janara di Golem Teatro
  • L’infame di Giovanni Meola
  • Il cazzotto nell’occhio di Raffaele Di Florio
  • Stasera Ovulo di Carlotta Clerici
  • Le ore della mia giornata di Ciro Marino

Miglior Testo Straniero

  • Il presidente riadattamento di Carlo Cerciello
  • La casa di Bernanda Alba raidattamento di Rosario Sparno
  • La Belle Joyeuse di Anna Bonaiuto e Gianfranco Berardi
  • Chiòve riadattamento di Francesco Saponaro
  • Valentin Express riadattamento di Muricena Teatro

Miglior Attore

  • Saverio La Ruina
  • Gianfranco Berardi
  • Pippo Cangiano
  • Paolo Coletta
  • Fabio Rossi

Miglior Attrice

  • Francesca Iovine
  • Nunzia Schiano
  • Maria Paiato
  • Tina Femiano
  • Imma Villa

Miglior Giovane Attore

  • Raffaele Ausiello
  • Carmine Borrino
  • Luigi Credentino
  • Adriano Pantaleo
  • Diego Sommaripa

Miglior Giovane Attrice

  • Coro di Passaggio Segreto
  • Coro di Terra di Mezzo
  • Annamaria Palomba
  • Silvana Pirone
  • Viviana Cangiano

Miglior Cartellone

  • Sala Ichos
  • Galleria Toledo
  • Teatro Elicantropo
  • Teatro De Poche
  • Teatro Sancarluccio

Miglior Rassegna

  • Lunairots
  • Altofragile
  • Capolavori in corso
  • Aggregazioni
  • Mirabilis

Miglior Scenografia

  • Il Presidente
  • Le ore della mia giornata
  • Malammore
  • Risorgimento Pop
  • Passaggio Segreto

Miglior Compagnia

  • Circ’umanotico
  • Teatro In Fabula
  • Teatro di Legno
  • Teatri di Seta
  • Tourbillon Teatro

Miglior Regia

  • La città perfetta di Giuseppe Miale di Mauro
  • Le ore della mia giornata di Carmen Femiano
  • Terre di mezzo di Pina Di Gennaro
  • La casa di Bernarda Alba di Rosario Sparno
  • Serafino Gubbio operatore di Aniello Mallardo

“Due fratelli” candidato al Niketeatro 2012

Per l’edizione 2012 del Niketeatro 2012 nella categoria “Miglior spettacolo” – accanto a registi dal calibro di Carlo Cerciello e Francesco Saponaro – c’è anche il nostro “Due fratelli”!
Di seguito l’elenco completo delle candidature.

MIGLIOR SPETTACOLO
CHIOVE
DUE FRATELLI
EMIGRANTI
IL PRESIDENTE
LO SPECCHIO DI ADRIANO

MIGLIOR REGIA
Carlo Cerciello (iL PRESIDENTE)
Fabio Cocifoglia (EMIGRANTI)
Pina Di Gennaro (TERRA DI MEZZO)
Arnolfo Petri (LO SPECCHIO DI ADRIANO)
Francesco Saponaro (CHIOVE)

MIGLIOR ATTORE
Roberto Azzurro (IL PRIMO PROCESSO DI OSCAR WILDE)
Luca Iervolino (EMIGRANTI)
Giovanni Ludeno (CARO VECCHIO NEON)
Mario Porfito (DISTURBI DI MEMORIA)
BrunoTramice (L’INSOITA LEZIONE DEL PROFESSORE .Q.T.)

MIGLIOR ATTRICE
Chiara Baffi (CHIOVE)
Gea Martire (DELLA STORIA DI G.G.)
Maria Pajato (ANNA CAPPELLI)
Imma Villa (IL PRESIDENTE)
Pamela Villoresi (MEMORIE DI UNA SCHIAVA)

MIGLIOR DRAMMATURGIA
Carmine Borrino (INTERCITY PLUS)
Pippo Cangiano (L’ULTIMO PEZZO DI COTONE DI ZUCCHERO)
Antonella Cilento (CAFONE)
Maurizio De Giovanni (TI RACCONTO IL 10 MAGGIO)
Massimo Maraviglia (L’INSOLITA LEZIONE DEL PROFESSORE Q.T.)

MIGLIOR ATTORE/ATTRICE  NON PROTAGONISTA
Viviana Cangiano  (DON ANSELMO TARTAGLIA)
Antimo Casertano (VALENTIN EXPRESS)
Angela De Matteo (TI RACCONTO IL 10 MAGGIO)
Pietro Pignatelli  (IL PRIMO PROCESSO DI OSCAR WILDE)
Patrizia Spinosi (VIVIANI LA NUIT)

TIF partecipa a Tan-off

Ecco un altro piccolo tassello della nuova stagione Teatro In Fabula!
Partecipiamo alla coraggiosa e luminosa rassegna TAN off, al Teatro Area Nord di Piscinola, con due corti teatrali. I corti in questione sono:

SILENZI di Cinzia Cordella, con Cinzia Cordella e Niko Mucci, regia di Aniello Mallardo

UN DRAMMA da Cechov, con Raffaele Ausiello, Irene Grasso, Fabio Rossi, regia di Giuseppe Cerrone e Antonio Piccolo

Nella stessa serata (il 21 novembre) andranno in scena anche i corti “L’ora del Tell” di Teatro di Legno e “Operazione Erode” degli Imprenditori di Sogni.

Vi invitiamo a seguire l’intera rassegna: il meglio della gioventù e dell’underground napoletano!

Ad Ausiello il Premio Domenico Rea 2012

Manco fosse di buon auspicio…il nostro Raffaele Ausiello e Andrea de Goyzueta di Tourbillon Teatro ricevono insieme il Premio Domenico Rea 2012 (Sessione Teatro), con la seguente motivazione:

“Come riconoscimento per i meritevoli primi anni di attività teatrale ed impegno culturale, e come incoraggiamento per la prosecuzione della carriera, sono stati premiati due giovani attori napoletani: Andrea De Goyzueta di Tourbillon Teatro e Raffaele Ausiello di Teatro In Fabula”.

Perché buon auspicio? I due gruppi e i due attori sono prossimi ad una collaborazione! Restate sintonizzati sulle nostre frequenze e ne saprete presto di più.

Alto Fest 2012

7 | 8 luglio 2012 – Napoli

nell’ambito dell’edizione 2012 di ALTO FEST

…in una casa vera…

DUE FRATELLI

Tragedia da camera in cinquantatre giorni

Foto di scena | Video promo | Rassegna stampa

di Fausto Paravidino

con Raffaele Ausiello, Simona Di Maio, Stefano Ferraro
voce registrata: Larissa Masullo
scene: Antonello De Leo
regia: Giuseppe Cerrone e Antonio Piccolo

“Ci stiamo distruggendo perché accettiamo la nostra infelicità”.
David Mamet

Note di regia
Vincitore del Premio Riccione Teatro 1999, “Due fratelli” di Fausto Paravidino è la storia della convivenza fra tre ragazzi: i fratelli Boris e Lev e la loro coinquilina Erica. Sono giovani della società del benessere, istruiti, ironici e, a momenti, divertenti, aggrovigliati in un vortice di parole senza scopo, ciondolanti nella cucina di un appartamento lontano da casa, privi di obiettivi – anche quotidiani, anche minimi.
Nessuno prepara un esame universitario, nessuno ha un impegno di lavoro, ma tutti sono impegnati a fare i conti con la propria nullafacenza e con l’apparente mancanza di problemi da risolvere.
Una storia raccontata dall’autore che si limita alle parole pronunciate, drammaturgicamente avaro di note extra-dialogiche e d’indicazioni generiche sui personaggi (età, aspetto fisico, provenienza etc.). Una storia nel segno di una neutralità palese, anche morale, in cui Paravidino non lancia messaggi né distribuisce torti e ragioni ai personaggi da lui creati, senza per questo impedire l’impatto emotivo del lettore sul testo.
Coerentemente con questa lettura, e valutata la storia come rappresentativa di una parte dei giovani degli ultimi vent’anni in questa fetta di mondo, l’idea di messa in scena è quella di colpire lo spettatore con la cocente plausibilità della violenza che vive tra le righe e tra le azioni del testo.
Il pubblico siede nella cucina in cui si svolge l’azione, testimone diretto e non uditore ‘protetto’ dal distacco palco-platea. Per questa stessa ragione, i sensi chiamati in causa, oltre l’udito e la vista, sono anche l’olfatto (l’odore di caffè o delle arance) e il tatto (la sedia trema se Lev o Boris fanno volare i piatti). Gli effetti audio e le luci sono quasi del tutto azzerati, per lasciar posto agli attori.
I cinquantatré giorni della storia sono compressi in cinquantacinque minuti. Il trascorrere del tempo è segnalato dall’angosciante ticchettio di un orologio e la scansione delle ore da una voce robotica e inespressiva, che non dà scampo a giudizi e commenti.
Come a dire: questa è la storia, anzi questa è una storia. Che sia accaduta o meno non ha molta importanza, poiché sta accadendo in questo momento, dinanzi ai convenuti.

DOVE
Napoli, casa di via Pedamentina n.56

QUANDO
sabato 7 luglio ore 11.30
sabato 7 luglio ore 20.00
domenica 8 luglio ore 12.00

INFO E PRENOTAZIONI
punto informazioni e ritiro card:
via Mezzocannone n.19, Napoli (dalle 11 alle 13 / dalle 18 alle 20)
tel. 320/0304861
mail: info@altofest.net

ALTOFEST 2012
sito ufficiale
programma completo corredato di info

SOSTIENICI
Se hai apprezzato il nostro lavoro, puoi sostenerci con una quota d’uscita, oppure collegarti al sito www.kapipal.com/altofest e fare una donazione con carta elettronica, ricordando di segnalare su info@altofest.net il nome “Teatro In Fabula” all’atto della donazione. È altresì possibile, senza fare la segnalazione via mail, fare una donazione libera ad ALTO FEST 2012.

“2 fratelli” di Paravidino: tragedia della postmodernità?

Riflessione di un attore

“Ci stiamo distruggendo perché accettiamo la nostra infelicità”.
David Mamet

Esordisco prendendo spunto da un passo – fondamentale a mio avviso per la cultura occidentale- del XII capitolo de Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello (1904):

– La tragedia d’Oreste?
– Già!
D’après Sophocle, dice il manifestino. Sarà l’Elettra. Ora senta un po’ che bizzarria mi viene in mente! Se, nel momento culminante, proprio quando la marionetta che rappresenta Oreste è per vendicare la morte del padre sopra Egisto e la madre, si facesse uno strappo nel cielo di carta del teatrino, che avrebbe? Dica lei.
– Non saprei, – risposi, stringendomi nelle spalle.
– Ma è facilissimo, signor Meis! Oreste rimarrebbe terribilmente sconcertato da quel buco nel cielo.
– E perché?
– Mi lasci dire. Oreste sentirebbe ancora gli impulsi della vendetta, vorrebbe seguirli con smaniosa passione, ma gli occhi, sul punto, gli andrebbero lì, a quello strappo, donde ora ogni sorta di mali influssi penetrerebbero nella scena, e si sentirebbe cader le braccia. Oreste, insomma, diventerebbe Amleto. Tutta la differenza, signor Meis, fra la tragedia antica e la moderna consiste in ciò, creda pure: in un buco nel cielo di carta.

Mi rendo conto che per chi non conosca la trama e il testo in generale dell’opera di Paravidino, sarà difficile seguirmi in questa mia elucubrazione, che altro non è se non una riflessione a voce alta di un attore prossimamente impegnato nella messinscena di tale pièce.
Il testo in questione è costituito da una serie di scene rubate al flusso vitale e quotidiano di cinquantatre giorni condivisi da tre giovani, probabilmente poco più che ventenni, o quanto meno ancora non decisamente vicini ai trenta, due dei quali sono legati da un’unione di sangue: i due fratelli del titolo appunto. Luogo dell’azione: sempre lo stesso, la cucina.

Giocando a mutuare le modalità degli studiosi e saggisti, mi sovviene in mente la celeberrima (bufala) codificazione delle tre unità aristoteliche riguardanti l’antica tragedia. Indubbiamente le due “fondamentali”, quelle di luogo e azione sono preservate. Un po’ meno quella di tempo.
Il legame di sangue, il tradimento, la vendetta, il tentativo di ristabilire un NOMOS, l’indifferenza degli Dèi o la loro assenza, tipica sopratutto di Sofocle ma ancor di più di Euripide (del resto siamo nel 1998 e, non solo “Dio è morto” già da tempo, ma bisogna anche aggiungere che le stesse figure genitoriali non adempiono al loro ruolo che sarebbe in parte quello rivestito un tempo dagli Dèi): sono questi – insieme ad altri- elementi probabilmente non casuali che possono legare 2 fratelli a un filo rosso che giunge fino all’antica tragedia, la quale era tale (tragedia) non certo per la presenza di uno o più decessi.
Ma se nel caso di 2 fratelli di tragedia si tratta, certo – banale dirlo- non si tratta di tragedia antica, essedosi verificato da secoli quelllo “strappo nel cielo di carta”. Ma nemmeno di tragedia moderna. Siamo alle soglie del 2000, la modernità è già deflagrata, siamo nell’era postmoderna, siamo in quella Terra sì sempre più complessa o meglio complicata, ma che allo stesso tempo – citando Samuel Beckett o Leopardi, non ricordo…ma un po’ è lo stesso – “potrebbe essere disabitata”.
Non ci sono valori, solo fantasmi di essi. Non ci sono pieni, solo vuoti e sottovuoti spinti (per dirla con Cerciello). Non ci sono relazioni, solo distanze o morbosi attaccamenti. Non ci sono Miti, solo ricordi ricostruiti o fasulli. Non ci sono Leggende o tradizione, solo icone e scene del cinema della piena II metà del Novecento (vedi esplicita citazione da C’era una volta in America). Non ci sono paradisi né inferni, solo LIMBI in cui si galleggia con indolente voluttà, in cui nemmeno obiettivi e scopi materialistico-borghesi, o quanto meno semplicemente “quotidianconcreti” sono contemplati. Si è destinati pertanto al fallimento. Fallimento totale: pratico, esitenziale, ideologico, vitale. Resta il buco nero dell’anima e di quella cucina…in cui ci si illude di costruire a modo proprio un qualche NOMOS, per quanto assurdo esso sia.

Ma di teatro anche e sopratutto stiamo parlando. Come si traducono “artigianalmente” in scena queste mie elucubrazioni? Beh, tutto è scarno, la scena, le luci, la recitazione tende all’asciuttezza e al “quotidiano” (ovviamente non perdendo mai di vista quel FONDAMENTALE del teatro che Eugenio Barba ne La canoa di carta chiama EXTRAQUOTIDIANITA’ ). Ovviamente il sorriso, anche nella TRAGEDIA dell’Umanità, è sempre in agguato come ci hanno insegnato, tra gli altri, Shakespeare e Beckett. Ma l’unica risposta reale alla domanda l’avrete……..VENENDOCI A VEDERE!

Raffaele Ausiello [Lev, ex Oreste, ma anche Il fu Amleto]

Il potere del conflitto nella tragedia di Antonio e Cleopatra

Nessuna opera d’arte resiste al potere corrosivo degli anni, se non si fonda su un’idea di conflitto. Se è vero questo principio, The Tragedy of Antony and Cleopatra è il culmine della sua applicazione nell’opera shakespeariana, sia per i contenuti che per la forma.

Diversamente da alcune popolari ma piuttosto frettolose letture – che vedono la suddetta opera come la tragedia dell’amore adulto in contrasto con Romeo e Giulietta, tragedia dell’amor giovane –, Antonio e Cleopatra non può essere considerata senza fare i conti con il suo contesto storico, unico e non casuale. Infatti, che vada molto oltre una storia d’amore è ovvio; che ci sia almeno un conflitto politico anche; ma che il suo sfondo sia l’antica Roma deve necessariamente richiamare alla memoria un dato: l’impero romano è, all’epoca dell’ambientazione della trama, praticamente tutto l’universo conosciuto. Dunque, il carico di responsabilità dei suoi personaggi principali è di tutt’altro peso, così come la gravità delle conseguenze delle loro azioni. Antonio e Ottaviano sono due triumviri di Roma, ossia due dei tre pilastri del mondo; Cleopatra è la regina d’Egitto e praticamente d’Oriente.

Coerentemente con il loro valore politico e mitico, le idee di grandezza, stra-ordinarietà ed eccesso si aggirano tra le parole dei personaggi fin dall’inizio, come presenze ingombranti. L’infrazione della measure è infatti l’azione dominante dei due protagonisti, nel bene come nel male, così come senza measure sono le loro qualità e i loro difetti, agli occhi dei testimoni. Basta fare caso alle prime pagine per constatare che tipo di suggestioni figurative ricorrano per tutta la tragedia. Ecco la primissima frase dell’opera, detta dal soldato Filone parlando di Antonio:

“Nay, but this dotage of our general’s
O’erflows the measure”

“Eh, no, la frenesia del nostro generale
non ha limiti!”
(traduzione di Quasimodo, Mondadori).

All’immediato ingresso di Cleopatra e Antonio – presentato come “The triple pillar of the world”, appunto –, il loro dialogo va subito al tema suggerito:

“[Cleopatra] If it be love indeed, tell me how much.
[Antony] There’s beggary in the love that can be reckon’d.
[Cleopatra] I’ll set a bourn how far to be beloved.
[Antony] Then must thou needs find out new heaven, new earth”.

“[Cleopatra] Se mi ami davvero, dimmi quanto.
[Antonio] Amore che ha misura vale poco.
[Cleopatra] Voglio sapere fino a che punto mi ami.
[Antonio] Devi allora scoprire altri cieli, nuove terre”.

E così via. Che non si cada nell’equivoco di credere che Shakespeare faccia abitualmente uso di questo specifico tipo di figure poetiche. A dimostrazione di ciò, si veda l’operazione linguistica completamente diversa che l’autore compie per un’opera che ha molte affinità storiche e contestuali, ossia il Giulio Cesare, dove il lavoro è invece sugli schemi prosodici e retorici tradizionali.

Assodato dunque che i protagonisti si muovano in un contesto di grandezza, fedelmente rispecchiato dalla loro oratoria e dal giudizio che hanno di loro i personaggi secondari, non ci si può sottrarre ad un’altra evidenza: la gravità dei loro ruoli li circonda non solo di problemi privati, ma anche pubblici.

Per tornare al paragone iniziale, Romeo e Giulietta vivono un macro-conflitto per un solo punto: si amano e gli altri sono contro il loro amore. Non c’è dubbio che questo generi tanti altri conflitti, ma il binario principale è uno. The Tragedy of Antony and Cleopatra non è la tragedia di una passione privata invece, ma una tragedia dell’impero romano. Antonio e Cleopatra, infatti, hanno diverse sirene ad attirarli e distrarli, alcune private e altre cosmiche, tanto che sono enucleabili almeno quattro macro-conflitti: primo, il conflitto amoroso (Antonio e Cleopatra contro tutti); secondo, il conflitto etnico (Roma contro Egitto); terzo, il conflitto imperialista (i triumviri contro Pompeo); quarto, il conflitto politico (Ottaviano contro Antonio). A sottolineare la quantità di funzioni, esistono inoltre tre piani narrativi distinti – Egitto, Roma e i mari – molto seducenti per chi vi si trova: Antonio appartiene a Cleopatra ogni volta che è in Egitto, ma ogni volta che torna nei confini dell’impero prova a rinnegarla; Pompeo minaccia Roma dal mare ma, appena rimette piede sulla terraferma, pone fine ai suoi intenti senza troppi sforzi.

Anche la seduzione è dunque una linea chiave dell’opera: ci sono più passioni a tirare per la tunica i protagonisti. È chiaro che ciò metta in crisi soprattutto Antonio. L’amore senza limiti per Cleopatra non si accorda all’attrazione senza limiti per Roma: stare in Egitto dalla donna di cui è innamorato lo rende traditore della sua moglie romana e lo distoglie dalle questioni dell’impero; preferire una suddita a una romana gli fa disonore ed essere negligente come triumviro gli fa perdere la gloria faticosamente conquistata. Ma neppure il suo tentativo di tornare sulla “retta via” dei valori con cui è cresciuto riesce a soddisfarlo. Infatti, tornare a Roma vuol dire rinnegare l’Egitto, sposare la ragion di stato – in questo caso, incarnata da Ottavia, sorella di Ottaviano – e rinnegare Cleopatra in persona. Una scelta troppo dolorosa per non essere temporanea e per non essere ritrattata ancora. Insomma, Antonio è un uomo fra due mondi – geografici, culturali, erotici – e, nonostante le grandi parole che si prodigano per lui fino alla fine, appare troppo piccolo per poterli contenere entrambi, tanto da pagare con la vita la sua incapacità di attuare una rinuncia.

Ecco anche il conflitto formale di Shakespeare, in uno splendore di organicità: la grandezza dei ruoli, il linguaggio epico e le immagini ultraterrene in contrasto con la profonda umanità delle azioni.

L’altalenanza fra i due mondi produce un altro meccanismo interessante che aumenta esponenzialmente le potenzialità dei conflitti della storia. Con il continuo passaggio di Antonio da una sponda all’altra, infatti, si invertono i ruoli dei personaggi principali: seppure è una forzatura dire che Ottaviano passi dal ruolo di antagonista a quello di coprotagonista, non lo è affermare che Cleopatra, in certe fasi, è la vera e propria antagonista di Antonio. È lei, prima con la sola presenza e alla fine con la ritirata della propria flotta, a ostacolare il suo cammino e di fatto a condurlo alla sconfitta, tanto da essere oggetto del suo intermittente disprezzo. In sostanza, La tragedia di Antonio e Cleopatra è, a volte, anche la tragedia di Antonio contro Cleopatra.

Occorre notare a questo punto come le passioni contrastanti e non conciliabili conducano al fallimento anche gli altri personaggi.

Cleopatra si fa trascinare da Antonio in una guerra, quella contro Ottaviano, che avrebbe potuto non riguardarla. Non avendo motivi logici per parteciparvi, non porta fino in fondo nessuna scelta: ne prende parte, ma nel bel mezzo fugge, provocando la sconfitta propria e quella del suo amato. In bilico anche lei fra la passione erotica e la passione per il potere, si fa schiacciare delle responsabilità che non si assume. La sua confusione è protratta fino all’ultimo e, in verità, mai chiarita al lettore. Infatti, il suicidio che la accomuna ad Antonio come ultimo rigurgito di orgoglio, onore e gloria, non ha cause parimenti evidenti: lui, già militarmente sconfitto, si trafigge appena apprende la notizia (falsa) della morte di Cleopatra; lei, pur ipotizzando di uccidersi già dopo l’ultimo respiro di Antonio, si decide – alla fine dell’atto successivo – solo dopo aver avuto la conferma che Ottaviano ha intenzione di portarla come schiava in trionfo a Roma.

Enobarbo, ironico luogotenente al seguito di Antonio, prova una grande amicizia per il proprio generale e, intuendo presto il suo fatale smarrimento, cerca di persuaderlo a scegliere l’Egitto e rinunciare a Roma. Il suo intelligente punto di vista si offusca però quando vede all’orizzonte la certezza della sconfitta e la possibilità di scegliere di passare dalla parte del nemico (cioè Ottaviano, cioè Roma). Anche qui, il conflitto non pende né da una parte né dall’altra, cosicché non riesce a portare fino in fondo alcuna risoluzione: dopo un lungo tentennamento, tradisce Antonio, salvo poi il pentirsene e rimediare con il suicidio.

Lo stesso Ottaviano, che a differenza degli altri è determinato ad obbedire ad una passione più che alle altre, subisce delle ferite. La sua attrazione per il potere diverge dall’amore che ha per sua sorella Ottavia. Nonostante questo, in nome della ragion di stato, la cede in moglie ad Antonio quasi come una merce di scambio. La sua prevedibile sofferenza termina solo grazie al fatto che Antonio stesso la ripudia per tornare da Cleopatra e, dunque, il suo spirito è di nuovo riconciliato. Oltre questo, Ottaviano capisce che per lottare per ciò che vuole non può guardare in faccia a nessuno: guerreggia con Antonio, benché suo vecchio alleato contro gli assassini di Giulio Cesare; tradisce i patti con lui dopo aver sconfitto Pompeo; esclude scorrettamente Lepido dal triumvirato. Nonostante sia vincente da un punto di vista statistico, il suo animo non regge del tutto serenamente a tutto questo. Alla tanto ricercata morte di Antonio, reagisce piangendo. Una lucida spiegazione la dà Ottaviano stesso:

“The breaking of so great a thing should make
A greater crack: the round world
Should have shook lions into civil streets,
And citizens to their dens: the death of Antony
Is not a single doom; in the name lay
A moiety of the world”.

“Il crollo
di un uomo così grande non doveva fare uno strepito
più grande? La terra
avrebbe dovuto spingere i leoni nelle vie
e gli uomini delle città nelle loro tane.
La morte di Antonio non è la rovina
di un uomo solo. Il suo nome valeva la metà
del mondo”.

Si ritorna al punto di partenza: il contrasto tra ruoli così imponenti contro la realtà di uomini che, infine, sono pur sempre uomini. Il futuro imperatore – dopo aver condotto alla morte un uomo che veniva paragonato al dio Marte e poco prima di fare la stessa cosa con una regina paragonata alla dea Iside – deve fare i conti con la propria concretezza terrena. Il linguaggio iperbolico, le metafore ultraterrene, il ritmo epico dei discorsi non possono far altro che aumentare lo stridore di questa contrapposizione. Troppo evidente per non essere abilmente ricercato dall’autore.

Antonio Piccolo

Esercizi di stile

Studio su Queneau

L’applicazione di una regola porta ad uno stile di linguaggio; lo stile di linguaggio ad una modalità di espressione; la modalità di espressione all’immaginazione di un tipo plausibile. Dall’immaginazione del tipo stesso alla sua traduzione fisica – mentale e corporea – il passo è breve.

Da qui scatta l’idea: perché non tuffarsi fra i vortici di queste parole, scoprendo come naturalmente ci porteranno a delineare diversi tipi? Perché non gioire ancora una volta della scoperta che un discorso – nonostante lo smascheramento delle convenzioni – non è solo forma, estetica, superficie, apparenza, ma anzi può denotare idee, modi di pensare, sentimenti…e addirittura atteggiamenti corporei, come una continua esitazione, i tic di un folle, la balbuzie etc.?

Queneau si diverte a vivisezionare il linguaggio e le sue capacità comunicative, ci mette all’interno di un gioco invitandoci a scoprirne le regole.

Come lui sonda le diverse forme del linguaggio, noi solcheremo i molteplici generi teatrali: commedia, tragedia, mimo, cabaret, grammelot, dramma, radiodramma, video-performance, denuncia, naturalismo, estraniamento, circo, canto, fino a raggiungere il grado zero della rappresentazione: il nulla. Un gioco assurdo, insomma, un’analisi chirurgica della comunicazione attraverso la forma artistico-comunicativa per eccellenza: il teatro.