“Variazioni enigmatiche” di nuovo alla Sala Ferrari di Napoli

Teatro in Fabula
presenta

Variazioni enigmatiche

di Eric-Emmanuel Schmitt

21 e 22 novembre 2015
Sala Ferrari – Napoli

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regia di Aniello Mallardo

con Gianni Caputo e Mario Troise

scene: Sissi Farina | costumi: Anna Verde | foto: Tiziana Mastropasqua | video: Fabiana Fazio

Ritorna in scena a Napoli per sole due repliche Variazioni enigmatiche prodotto da Teatro in Fabula per la regia di Aniello Mallardo.
Il Teatro è la SALA FERRARI – un delizioso spazio di soli 60 posti, particolarmente adatto per le atmosfere dello spettacolo – che è a Napoli nei pressi dell’uscita della tangenziale Arenella.
Ci si arriva con la Metro collinare (fermata P.zza Medaglie d’oro) o con l’auto parcheggiando nel comodo e sempre aperto parcheggio comunale di Piazza Arenella (Piazza Muzii)
Il biglietto costa 10 Euro in prevendita, mentre al botteghino il costo è di 12 Euro.
Data la scarsa disponibilità di posti è vivamente consigliata la prenotazione.

LA STORIA

Cosa si aspetta un uomo da un altro uomo?
Nessuno ha mai saputo risolvere il problema:
per questo gli uomini continuano a frequentarsi

Un giornalista della Gazzetta di Nobrovsnik, Erik Larsen, giunge a Rosvannoy, un’isola situata sul mare della Norvegia, per intervistare il premio Nobel per la letteratura Abel Znorko. L’accoglienza dello scrittore si rivela però piuttosto ostile: l’uomo infatti riceve il reporter con due colpi di pistola, palesando immediatamente la sua misantropia. Dopo il primo traumatico impatto, ha inizio l’intervista che si concentra sul ventunesimo libro di Znorko, “L’amore inconfessato”, un epistolario tra un uomo e una donna che, pur amandosi, decidono di viversi solo attraverso la corrispondenza amorosa. Il colloquio tra Znorko e Larsen procede serrato e con continui colpi di scena; si scopre che la donna della corrispondenza è una certa Helene Metternach, concittadina di Larsen, la cui assenza/presenza inciderà profondamente sulla vita dei due uomini. La vicenda assume una piega inaspettata, un mistero si cela dietro l’incontro dei due protagonisti, che gradualmente si rivelano, mostrando le loro reali intenzioni. Che cosa nascondono? Una storia d’amore, un enigma appassionante, avvincente, intenso, fitto di capovolgimenti e sconvolgimenti, destinato forse inevitabilmente a rimanere tale.

NOTE DI REGIA

Noi ci diciamo parole d’amore,
ma chi siamo noi?A chi dici io t’amo?

La piece, scritta da Eric-Emmanuel Schmitt nel 1995, prende spunto da un’opera sinfonica del compositore inglese Edward Elgar, Enigma Variations: «variazioni su una melodia che non si riesce ad individuare, una melodia molto nota ma che nessuno è mai riuscito a riconoscere. Una melodia nascosta che si accenna e poi sparisce. Una melodia che si può solo sognare, enigmatica, inafferrabile, così come il sorriso di Helene». Attraverso le parole di Larsen, l’autore associa il lavoro di Elgar a Helene Metternach, protagonista assente, inafferrabile e enigmatica, ma vero motore dell’intreccio e dell’incontro–scontro tra Znorko e Larsen. Si tratta di una storia d’amore, o meglio, di una trattazione dialettica sull’amore tra lo scrittore e il giornalista che presentano una visione diversa della donna amata, pur riconoscendone, entrambi, un’unica essenza profonda. La messa in scena intende, innanzitutto, conservare la tensione provocata dalla presenza/assenza di Helene, scoprendo lentamente l’enigma e le sue variazioni, attraverso le diverse e continue agnizioni presenti nel testo. Il dialogo sarà colloquiale, quotidiano, pur conservando la poesia del linguaggio. L’azione si svolgerà in un’isola/rifugio di lettere, dunque la casa di Abel Znorko sarà un mondo di carta, un universo isolato nella corrispondenza amorosa.
Tutto si genererà dall’epistolario: la pistola, l’impianto stereo dal quale si diffonderà diegeticamente la “Variazione 9 – Nimrod” di Elgar, la bottiglia e i bicchieri per il brindisi.
Le luci saranno fredde, per restituire l’isolamento volontario di Znorko e l’atmosfera di mistero che avvolge la vicenda.
I costumi e, in genere, la scena tenderanno a decontestualizzare la storia, perché, se è vero che il testo delinea un evento particolare, ambientato in un tempo e in un luogo precisi, è pur vero che restituisce un messaggio universale, senza tempo e senza luogo.

VARIAZIONI ENIGMATICHE – Eric-Emmanuel Schmitt

21 – 22 novembre alla Sala Ferrari, via Marino e Cotronei n.6 – Napoli

Orari: sabato ore 21; domenica ore 18.30

Per info e prenotazioni: 338 7072 611 – info@teatroinfabula.it

Per richiesta accredito: Gabriella Galbiati galbiatigabriella@gmail.com – 320 21 66 484

“Variazioni enigmatiche” al Teatro 99posti di Mercogliano (AV)

Teatro in Fabula
presenta

Variazioni enigmatiche

di Eric-Emmanuel Schmitt

7 e 8 novembre 2015
Teatro 99posti – Mercogliano (AV)

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regia di Aniello Mallardo

con Gianni Caputo e Mario Troise

scene: Sissi Farina | costumi: Anna Verde | foto: Tiziana Mastropasqua | video: Fabiana Fazio

 

Il 7 e l’8 novembre Teatro in Fabula torna in scena con Variazioni enigmatiche di Eric-Emmanuel Schmitt al Teatro 99posti (via Traversa, 1 – Mercogliano) per la regia di Aniello Mallardo con Gianni Caputo e Mario Troise. La giovane e indipendente compagnia napoletana, dopo il successo di critica e pubblico della stagione passata, riprende uno spettacolo tratto da una delle opere più famose e complesse dell’autore belga, in cui i due protagonisti affrontano l’amore in maniera dialettica. L’amore, che è uno dei temi portanti insieme alla musica e alla solitudine, qui veste i panni di un mistero o, come suggerisce il titolo, un enigma che mostra tante variazioni senza mai disvelare un’unica verità.

LA STORIA

Cosa si aspetta un uomo da un altro uomo?
Nessuno ha mai saputo risolvere il problema:
per questo gli uomini continuano a frequentarsi

Un giornalista della Gazzetta di Nobrovsnik, Erik Larsen, giunge a Rosvannoy, un’isola situata sul mare della Norvegia, per intervistare il premio Nobel per la letteratura Abel Znorko. L’accoglienza dello scrittore si rivela però piuttosto ostile: l’uomo infatti riceve il reporter con due colpi di pistola, palesando immediatamente la sua misantropia. Dopo il primo traumatico impatto, ha inizio l’intervista che si concentra sul ventunesimo libro di Znorko, “L’amore inconfessato”, un epistolario tra un uomo e una donna che, pur amandosi, decidono di viversi solo attraverso la corrispondenza amorosa. Il colloquio tra Znorko e Larsen procede serrato e con continui colpi di scena; si scopre che la donna della corrispondenza è una certa Helene Metternach, concittadina di Larsen, la cui assenza/presenza inciderà profondamente sulla vita dei due uomini. La vicenda assume una piega inaspettata, un mistero si cela dietro l’incontro dei due protagonisti, che gradualmente si rivelano, mostrando le loro reali intenzioni. Che cosa nascondono? Una storia d’amore, un enigma appassionante, avvincente, intenso, fitto di capovolgimenti e sconvolgimenti, destinato forse inevitabilmente a rimanere tale.

NOTE DI REGIA

Noi ci diciamo parole d’amore,
ma chi siamo noi?A chi dici io t’amo?

La piece, scritta da Eric-Emmanuel Schmitt nel 1995, prende spunto da un’opera sinfonica del compositore inglese Edward Elgar, Enigma Variations: «variazioni su una melodia che non si riesce ad individuare, una melodia molto nota ma che nessuno è mai riuscito a riconoscere. Una melodia nascosta che si accenna e poi sparisce. Una melodia che si può solo sognare, enigmatica, inafferrabile, così come il sorriso di Helene». Attraverso le parole di Larsen, l’autore associa il lavoro di Elgar a Helene Metternach, protagonista assente, inafferrabile e enigmatica, ma vero motore dell’intreccio e dell’incontro–scontro tra Znorko e Larsen. Si tratta di una storia d’amore, o meglio, di una trattazione dialettica sull’amore tra lo scrittore e il giornalista che presentano una visione diversa della donna amata, pur riconoscendone, entrambi, un’unica essenza profonda. La messa in scena intende, innanzitutto, conservare la tensione provocata dalla presenza/assenza di Helene, scoprendo lentamente l’enigma e le sue variazioni, attraverso le diverse e continue agnizioni presenti nel testo. Il dialogo sarà colloquiale, quotidiano, pur conservando la poesia del linguaggio. L’azione si svolgerà in un’isola/rifugio di lettere, dunque la casa di Abel Znorko sarà un mondo di carta, un universo isolato nella corrispondenza amorosa.
Tutto si genererà dall’epistolario: la pistola, l’impianto stereo dal quale si diffonderà diegeticamente la “Variazione 9 – Nimrod” di Elgar, la bottiglia e i bicchieri per il brindisi.
Le luci saranno fredde, per restituire l’isolamento volontario di Znorko e l’atmosfera di mistero che avvolge la vicenda.
I costumi e, in genere, la scena tenderanno a decontestualizzare la storia, perché, se è vero che il testo delinea un evento particolare, ambientato in un tempo e in un luogo precisi, è pur vero che restituisce un messaggio universale, senza tempo e senza luogo.

 

VARIAZIONI ENIGMATICHE – Eric-Emmanuel Schmitt

7 – 8 novembre al Teatro 99posti, via Traversa n. 1 Mercogliano (AV)

Orari: sabato ore 20:30; domenica ore 18

Per info e prenotazioni: 338 7980 720 – www.teatro99posti.com

Per richiesta accredito: Gabriella Galbiati galbiatigabriella@gmail.com – 320 21 66 484

Le parole e i fatti

Crediamo sia nostro dovere civico testimoniare la serietà e la solerzia del Comune di Napoli, che ha elargito il compenso che ci spettava per la vittoria del bando “Napoli Città Giovane” in tempi più che ragionevoli.
Un evento ancor di più encomiabile se paragonato alla nostra esperienza con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Benevento che, per la nostra partecipazione all’edizione 2011 del Benevento Città Spettacolo, non ci ha ancora elargito – dopo ben quattro anni – un compenso quasi sette volte inferiore.

“Teatro”, “cultura” e “giovani” sono bellissime parole.
Nella vita, però, contano di più i fatti.

Teatro In Fabula

Teatro in fabula

TIF compie 5 anni

Napoli, 28 maggio 2015

Oggi Teatro In Fabula compie cinque anni.
Anni ricchi di soddisfazioni ma anche qualche insoddisfazione, di tutto esaurito ma anche di sale vuote, di seratone e di seratacce, di appluasi e, per fortuna, ancora nessun fischio. Contiamo otto spettacoli, due corti teatrali, due reading, un film ed altri eventi culturali. Eppure c’è una cosa che resta immutata: la voglia di ricominciare ogni volta da zero.
Grazie a quelli che c’erano e a quelli che ci saranno. Il nostro viaggio è appena cominciato.

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Foto di Tiziana Mastropasqua

Teatro in Fabula su Chiaia Magazine

A ridosso del nostro quinto compleanno, sul numero di maggio/giugno 2015 della rivista Chiaia Magazine, Lidia Girardi scrive un ritratto di Teatro In Fabula.


logo chiaia magazine

Nel «Teatro in Fabula»

Molto spesso il caso sceglie prima di noi ed è quello che è successo ad un gruppo di giovani attori napoletani conosciutisi all’interno del Laboratorio Teatrale Permanente del teatro Elicantropo di Napoli diretto da Carlo Cerciello. I gusti molto simili, l’amore per i giochi di parole ed un certo tipo di comicità hanno portato Raffaele Ausiello, Giuseppe Cerrone, Stefano Ferraro, Aniello Mallardo e Antonio Piccolo a dare vita ad un progetto teatrale chiamato “Teatro in Fabula”. Quando nel 2010 si sono formati, nel senso burocratico del termine, la loro unione era già consolidata da anni di collaborazioni e si è quindi dato un nome ad una realtà che preesisteva già da tempo. Plasmatisi sotto l’ala di Carlo Cerciello continuano a considerare quest’ultimo il loro mentore e, come ci racconta uno di loro, Antonio Piccolo, “Cerciello resta il nostro maestro in concreto, ma non lo imitiamo. Ci separano anni e gusti diversi, ma si vede che noi cinque apparteniamo tutti alla sua scuola”. Si definiscono “amanti perversi della parola” e la sintonia che regna in Teatro in Fabula li ha sempre portati a poter prendere serenamente le decisioni riguardo alle scelte artistiche del gruppo: “Non ricordo che abbiamo mai preso una decisione per alzata di mano, ne parliamo insieme e c’è sempre uno che riesce a convincere gli altri” dichiara Piccolo e ormai la loro intesa si è rinsaldata per mezzo dei tanti spettacoli messi in scena.

Foto di Tiziana Mastropasqua

Foto di Tiziana Mastropasqua

Hanno spaziato da “Il povero Piero” di Campanile a “Serafino Gubbio operatore” di Pirandello e ancora “Sogno di una cosa. Teatro canzone su Luigi Tenco” allo spettacolo che porteranno in scena il prossimo anno su “Il Grigio”, racconto teatrale di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. L’amore per il cantautorato italiano nasce, come ci rivela Piccolo, da una passione personale coltivata tra i vari componenti di “Teatro in Fabula”. La dedizione con cui questo gruppo di attori si dedica al proprio lavoro è tangibile in ogni loro spettacolo: nulla è lasciato al caso, lo studio e l’impegno sono i pilastri dei lavori di veri cultori del teatro come loro. Quest’anno hanno vinto un Bando under 35 indetto dall’Assessorato ai Giovani del comune di Napoli con “Le 95 Tesi. Una storia di Lutero” e hanno così avuto la possibilità di metterlo in scena al Teatro Piccolo Bellini. Tenteranno di riproporre questo spettacolo anche in futuro con spazi che ben si adattano alla natura dell’opera così come da loro concepita. Sulla difficoltà di fare teatro a Napoli, Antonio Piccolo ritiene che questa sia ancora una delle capitali italiane e continua ad essere una città particolarmente attiva dal punto di vista teatrale anche se il problema economico, la mancanza di fondi e, in particolar modo, l’assenza di operatori teatrali che scoprano i nuovi talenti della scena nostrana continuano ad essere un problema sensibilmente avvertito da chi ha fatto dell’amore per l’arte e per il teatro il proprio lavoro. I componenti di “Teatro in Fabula” si tengono ben lontani, però, dai compromessi legati alle difficoltà esistenti; pensano, infatti, che a lungo andare sarà l’integrità ad essere premiata mantenendosi fedeli ai loro gusti personali. Tanti i progetti che hanno visto o vedranno la luce: tra questi il film indipendente “L’Evento” diretto da D’Amelio e la volontà di utilizzare il teatro non solo per fini teatrali in senso stretto, ma in supporto a ragazzi affetti da patologie della voce o del linguaggio scritto e orale o ancora ragazzi a rischio, tentando quindi di riportare il teatro a quella che è la sua genesi. Quando chiediamo quale sia la frase che fa da manifesto alla loro attività, senza alcuna esitazione, Piccolo ci risponde con le parole di Peter Brook: “Grazie a Dio la nostra arte non dura. Per lo meno non aumentiamo le anticaglie nei musei. Lo spettacolo di ieri, oggi è un insuccesso. Se accettiamo questo, possiamo sempre ricominciare da zero”.

Lidia Girardi

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Intervista a Raffaele Ausiello, il Vampiro

Interviste con “Il Gallo”.

Raffaele Ausiello: Un vampiro che si nutre di emozioni.

Intervista a cura di Christian Coduto

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Foto di Tiziana Mastropasqua

“Hi Mr. Coduto!”. Esordisce così, Ausiello Raffaele: con gli occhi attenti e una simpaticissima faccia da schiaffi. E proseguirà allo stesso modo nel corso dell’intera intervista, tra uno sberleffo e una battuta, voli pindarici alle domande che gli vengono fatte e qualche intermezzo in un inglese inventato. La prima volta che lo vidi sul palco (durante le “Dignità autonome di prostituzione” al Teatro Bellini di Napoli), rimasi colpito dalla sua espressività, dal suo modo di interpretare il dolore e la sofferenza in maniera totale, senza risparmiarsi. Concedendosi al pubblico altruisticamente (cosa assai rara in un interprete così giovane). Il motivo del nostro nuovo incontro è il tour promozionale che l’attore sta facendo per il film “L’evento”, la sorprendente opera prima di Lorenzo D’amelio, che sta raccogliendo risultati lusinghieri in molte città della Campania, in attesa di un lancio definitivo nel resto del nostro Paese. E’ facile provare ammirazione per un personaggio del mondo dello spettacolo: si rimane colpiti, spesso, dal ruolo che gli viene affidato. Per questo motivo la stima è infinitamente moltiplicata, quando ti rendi conto che l’essere umano che si nasconde dietro la figura pubblica è altrettanto degna di essere conosciuta. Dico a Raffaele che la sua prova d’attore nel film è da brividi e vengo immediatamente sommerso di grazie. Nel momento in cui (tra il serio e il faceto) gli dico “Se non la finisci di ringraziarmi, ti riempio di calci nell’intestino tenue”, si acquieta.

La prima domanda nasce spontanea: chi è Raffaele Ausiello?
Raffaele Ausiello è un nome che condivido con due o tre parenti. Quindi non credo consti nel nome il mio essere (ride) … sono un giovane (per ancora un po’) uomo figlio della provincia di Napoli, classe 1983. Novembre, per la precisione. Son sempre stato un vecchio bambino o un bambino anziano, nonostante le apparenze, in continua lotta per essere in armonia con la mia età. Tra i più vividi ricordi della mia infanzia ci sono “L’uomo tigre”, la trilogia di “Ritorno al futuro” e la Messa della domenica. Già la Messa. Strano che dalla tua domanda io sia giunto ai ricordi d’infanzia, vero? Vabbè, ti do qualche informazione canonica: sono di Torre del Greco, terzogenito (ho due sorelle più grandi). Madre casalinga e babbo marittimo (ora in pensione) come tanti uomini di Torre del Greco. Ho un diploma di maturità classica e una laurea specialistica in Filologia Moderna … insomma: mi sono sempre tenuto lontano da risvolti “pratici” per la mia vita! Qualcosa ti ho detto. Qualche conseguenza traetela voi.

Parliamo de “L’evento”: nel film interpreti il ruolo di Flavio…
E’ il protagonista. Un giovane uomo di circa 30 anni, che svolge attività criminose ma in maniera “pulita” e senza versare sangue. Da questo tipo di attività si allontana grazie all’apparizione nella sua vita di un amore. Sappiamo poco del suo passato. E’ di certo un napoletano (o della provincia) e si è ritirato in una zona di confine per svolgere in tranquillità i suoi affari, senza essere immischiato in brutte storie, nelle frenesie della metropoli.

Nel film il tuo personaggio è vittima di colpi epilettici nel momento in cui il tempo lo attraversa. Quali direttive hai avuto dal regista per interpretarli e a cosa ti sei ispirato?
Ti ringrazio per questa domanda. Rispondendo, spero di chiarire un punto. Il film è volutamente leggibile a più chiavi. Catalogare la storia di Flavio come storia di un epilettico sarebbe riduttivo. Il malore psicofisico degli “eventi” doveva avere qualcosa di riconoscibile e attribuibile a patologie cardiache e alle convulsioni epilettiche, ma doveva avere qualcosa anche di “altro”. Più che allo studio dei casi clinici di epilessia, io e Lorenzo abbiamo cercato di trovare qualcosa che rimandasse a un malore e a una crisi, ma allo stesso tempo fosse emblematico di un “viaggio” (dell’anima? Della mente? Del corpo?) in diverse dimensioni spaziotemporali e in diversi piani di coscienza. Non sono un sostenitore sfegatato dell’istinto per quanto riguarda le diverse scuole di pensiero sull’arte e sul mestiere della recitazione, ma devo ammettere che mi sono basato su intuizioni e istinto e (come in un’improvvisazione jazz) ho dialogato con Lorenzo e la sua camera in spalla. Vaghi spunti li avevo avuti da una strana esperienza infantile raccontatami proprio da Lorenzo. Posso aggiungere una cosa? Vorrei fare i complimenti alle musiche composte ad hoc da Simone Cilio, che rafforzano il pathos e la tensione dei malori.

Hai fortemente voluto che la storia venisse realizzata. Ti sei occupato in primis del casting…
Sono soprattutto attore teatrale, sia “ufficiale” sia in quello cosiddetto off e sono in continuo contatto con attori. Lavoro da freelance e ho una mia compagnia che prende il nome di Teatro in Fabula che è nata nel 2010 grazie a Giuseppe Cerrone, Stefano Ferraro, Aniello Mallardo, Antonio Piccolo e al sottoscritto. Tutti e cinque abbiamo in comune la frequentazione (in trienni diversi) della scuola diretta dal Maestro Carlo Cerciello al Teatro Elicantropo di Napoli. Con Teatro In Fabula abbiamo affrontato le cose più disparate (Pirandello, Campanile, Paravidino, Osborne, tra le altre cose), ma sempre con l’intento di non prescindere né dalla sperimentazione né da un contatto reale col pubblico, allontanatosi sempre più dal Teatro (ecco perché Fabula). Quando Lorenzo mi ha chiesto una mano per il lavoro di casting, non ho potuto non chiedere la collaborazione dei miei “soci”. Così, con la supervisione di Lorenzo, abbiamo contattato coloro che ipotizzavamo giusti per i ruoli scoperti (l’80% almeno). La particolarità della sceneggiatura e la stima verso il nostro giovane gruppo ha fatto sì che molti colleghi e colleghe ci abbiano dato la loro disponibilità, tra cui anche due “veterani” come Massimiliano Rossi (tanto teatro e poi “Mozzarella stories”, “Gomorra – la serie”) e Marco Mario De Notaris (anche qui tanto teatro e “Song ‘e Napule”, “Take five”, “Rex”, “Distretto di polizia”).

Quali sono i pregi e i limiti del lavorare in un progetto indipendente?
In parte gli stessi che incontri quando sei un “indipendente” a teatro. C’è una spinta “pura”, ma spesso carenza di mezzi. Se da un lato hai la libertà di non dover dare conto relativamente a nessuno del tuo lavoro (relativamente perché, prima o poi, il tuo lavoro incontrerà il pubblico e a lui dovrà dar conto), dall’altro non hai dei sostegni e delle strade che faciliterebbero non solo il tuo lavoro ma anche la fase in cui in tuo lavoro diviene (perdonami il termine) un “prodotto”, una creatura da offrire al pubblico. Il nostro film è indipendente nel senso stretto del termine. Come sai sotto la voce indipendente rientrano film che hanno anche budget di 100 mila euro, 200 mila, e così via … e non è affatto il nostro caso … tutt’altro! Pensa che anche la color correction (che è una delle cose più costose in fase di post-produzione) è stata l’ennesima competenza che Lorenzo si è caricato sulle spalle.

L’attore è un lavoro, ma non solo. Gli interpreti, inevitabilmente, mettono qualcosa di proprio nel personaggi che vengono loro affidati. Cosa c’è di Flavio in Raffaele e viceversa?
L’amore (non costante) per i luoghi solitari, lontani dalla frenesia. L’odio e il disgusto per le armi. Non t’aspettavi fossi così netto nella risposta, ma anche così evasivo, eh? (Scoppia a ridere)

Sei molto attivo in ambito teatrale. Quali differenze riscontri tra la recitazione tradizionale, classica e quella di fronte ad una telecamera? In quale ambito ti trovi maggiormente a tuo agio?
Se in teatro mi reputo ancora giovane, con l’audiovisivo sono praticamente un feto! Quindi non so se sono capace di risponderti. Però una cosa credo di saperla: se un attore è un attore intelligente nel suo mestiere e nella sua “arte” ha tutti i mezzi per declinare la sua recitazione rapportandosi criticamente e con cognizione di causa a quello che sta facendo. E credo che la differenza sia da farsi non solo tra Teatro e Telecamera, ma anche tra progetto e progetto all’interno dei medesimi macrocampi che abbiamo così sintetizzato. Un’altra cosa però posso dirtela, nonostante la mia “ignoranza”: spesso a Teatro fai i conti con la paura, col panico più totale. Di fronte a una telecamera, tutt’ al più, puoi sentirti un cretino!

Una grande popolarità è arrivata grazie alle “Dignità autonome di prostituzione” di Luciano Melchionna. Nello spettacolo sei il “Vampiro” e ti confronti nientepopodimeno che con Luigi Pirandello …
Be’, ti ringrazio, ma non sono popolare. Ho l’onore e il piacere di prendere parte a uno spettacolo che è sì popolare, come il suo artefice. Proprio in questi giorni starò a Lecce con le “Dignità” (per la quinta volta, dopo tre edizioni napoletane e una torinese). Uno spettacolo che miscela con sapienza show, musica e teatro da circa 8 anni. Ma è uno spettacolo da vivere, quindi risparmio a chi ci leggerà etichette e sintesi approssimative. Tu invece lo conosci … (ridiamo insieme). In qualità di attore-prostituta mi relaziono agli spettatori/clienti come Vampiro … e il vero motivo dello pseudonimo lo scoprono solo quando gli offro la mia “pillola di piacere teatrale”. Non vado oltre perché ci potrebbe leggere qualcuno che un domani sarà mio spettatore! Il lavoro con Luciano (che non finisce mai, è un continuo work in progress) è difficile, stimolante, massacrante … ma GRATIFICANTE! Quell’uomo quando ti dirige riesce a trovare un equilibrio audace tra mente, tecnica (è stato anche attore di Ronconi) e viscere. Inoltre, in quanto anche uomo di cinema, sa trovare la giusta modalità espressiva in equilibrio tra cinema e performance dal vivo.

In rete è possibile imbattersi in alcuni tuoi video esilaranti, così in netto contrasto con il ruolo di Flavio, per esempio, o lo stesso Vampiro. Quanto è importante la versatilità per un attore a tuo giudizio?
La versatilità è una cosa che apprezzo molto da spettatore, come anche il trasformismo. Ma non credo siano questi i parametri per giudicare bravo o meno un attore. L’immenso, adorabile Mastroianni offriva sì diverse “declinazioni” del suo “sé scenico”, ma nulla se paragonato all’organico e maniacale trasformismo di un Volontè. Eppure io dico con sicurezza che Mastroianni fosse davvero un attore straordinario. Detto ciò, sono affascinato da attori come Gary Oldman, Michael Fassbender e tutti quegli attori da cui ogni volta resti sorpreso, che ti sfuggono; quelli che pur essendo noti ti portano a dire solo dopo “Aaah, ma questo era quello!?”. Ai fini del mestiere (e della sopravvivenza) avere capacità di reinventarsi in operazioni anche diversissime tra loro può essere certo un’arma in più. Ed è (in aggiunta!) anche una forma di divertimento!

Nel videoclip “Faccia di Q” dei Moda Loda Broda, sei un medico alquanto naif. Una sorta di omaggio a Toni Servillo, sbaglio?
(Scoppia a ridere fragorosamente) L’hai visto? Devi sapere che, per gioco, con altri tre o quattro amici spesso mi divertivo (e mi diverto) a imitare Toni Servillo. Più che un’imitazione, è una libera interpretazione affettuosa (ma parodica) di alcuni elementi dei suoi personaggi e di alcuni elementi di Servillo uomo (elementi inventati o dedotti, ma alcuni visibili). Un giorno, con una webcam, io e il mio amico Edoardo Sorgente (un giovane attore di grande talento che sta studiando alla Grassi a Milano) improvvisammo totalmente una scenetta in cui il Maestro Toni insegnava a leggere e “recitare” un testo a un giovane adepto (il testo era in realtà una guida turistica presa a caso nella camera di Edo). Per diletto caricammo il video, prima su Facebook, poi su Youtube. Incontrammo un inaspettato riscontro e divertimento non solo da parte di amici, ma anche di estranei. Dopo quello (sempre in maniera grezza e scherzosa) ne abbiamo fatti altri. Se vi interessa, il primo lo trovate su Youtube col titolo CLONY SERVILLO. Fonti attendibili ci dicono che il primo video l’ha senz’altro visto Angelo Curti, il produttore di Servillo e Sorrentino! Il gruppo MODA LODA BRODA è un duo composto da Ramtzu e Boombuzz. Quest’ultimo, oltre a essere mio cugino (all’anagrafe Francesco Ausiello) è anche uno dei 5 elementi che compongono i FUNKY PUSHERTZ. Divertiti da questa mia imitazione/parodia, mi chiesero di prendere parte al loro primo videoclip ufficiale. Quanto a Servillo, che dire? Faccio parte di quella generazione che (per usare un’iperbole) lo ama e lo odia allo stesso tempo. Alla mia età forse Servillo amava/odiava Eduardo. Io amo/odio lui. E’ la storia! Ci tengo a precisare che è un attore e regista notevole. Ovviamente, nonostante il mio paragone, nel caso di Eduardo parliamo di una figura che ha assemblato in sé in tutt’altra epoca la figura di capocomico, prim’attore e drammaturgo (e che drammaturgo!).

Come attore, dammi un giudizio sul lavoro di Lorenzo D’Amelio in qualità di regista.
Lorenzo è alla sua opera prima, quindi anche lui ha le sue acerbità e i suoi limiti. Provenendo dalla musica sa anche che si è sporcato poco le mani con la recitazione. Ma la sua sensibilità di uomo, di creativo e di musicista gli fanno “sentire” quando qualcosa non va. C’è qualcosa di naif in Lorenzo e nella sua creatività che gli consente (anche già in fase di scrittura) di non essere bloccato da sovrastrutture e autocensure. A ciò però si unisce una buona conoscenza tecnica del mezzo cinema. Anche lui spesso ha dovuto non solo seguire i suoi piani, ma adattarsi alle situazioni e jazzare (si può dire così?) con gli attori, gli imprevisti e le difficoltà. La cosa più bella di Lorenzo regista è lo stupore. In quanto non regista di teatro e in quanto non ex attore è stupito come un bambino di fronte alla magia degli attori. Mi escludo, senza falsa modestia: a “L’evento” hanno collaborato attori veramente bravi, che ammiro io, in primis, da spettatore.

Quali sono gli attori che ti hanno portato ad amare la recitazione, i tuoi punti di riferimento?
Ricordi d’infanzia mi riportano ad alcuni teatrini provvisori di burattini nella Villa Comunale di Torre del Greco e a uno spettacolo in cui un ignoto al me di allora Maestro De Simone affabulava durante una matinée con “Lo cunto de li cunti” di Basile. Con l’adolescenza, l’università e la gavetta gli stimoli sono stati tanti, variegati e provenienti sia dal teatro sia dal cinema, ma anche dai libri. C’è stata una fase adolescenziale in cui, non solo cercavo di “mangiare” teatro (e in questo teatro è compreso anche e non solo le testimonianze audiovisive delle messinscene di Eduardo), ma contemporaneamente ero un patito di DiCaprio e di James Dean (lo guardo interrogativo e lui scoppia a ridere). Poi la mia mania è passata, ma continuo a vederli come due attori eccezionali. Ho difficoltà a sintetizzarti chi e cosa e in che fasi mi abbia fatto da “modello” o da “punto di riferimento”. Posso dirti due cose: la prima è che fondamentali sono stati nella mia formazione il professor Antonio Borriello (un noto esperto di Samuel Beckett) e Carlo Cerciello. Non posso prescindere da loro se mi volto indietro; la seconda è che mi piacerebbe lavorare con (dico nomi a me relativamente “vicini” ) Peppino Mazzotta, Lino Musella e Orlando Cinque. Vabbè se riuscissi a lavorare anche con Tarantino e Terrence Malick non mi lamenterei

Embè … Torniamo al film: Flavio decide di dare un taglio alla sua precedente vita, grazie all’amore per una ragazza. L’amore come motore del mondo. Quanto è romantico Raffaele Ausiello?
Gli attori sono creature che in nuce non cercano altro che amore … ho risposto?

Decisamente NO, ma tanto lo sappiamo che sei un romanticone (ridacchia sotto i baffi). Dacci qualche anticipazione su “Rooms 22”, un progetto al quale tieni molto …
ROOMS 22 (in collaborazione con Giffoni) è la prima webseries italiana ambientata all’Inferno. Per ora abbiamo girato dei teaser e a giugno gireremo la pilota. Io ne sarò il protagonista: Max Virgil. Si girerà in 4k (standard cine) con riprese che mescolano live action con ricostruzioni degli ambienti in cgi. Sono due le società che stanno dietro al progetto: Tipot (per la parte vfx e cgi) e Flow (per la parte di scrittura e per le riprese live). Col supporto del Giffoni Film Festival puntiamo a una prima stagione composta da nove puntate, scritte e dirette da Luigi Pingitore. Non posso dirti molto al momento, vorrei ma non posso… ti dico solo che, dopo “Nei molti mondi” di Guido Acampa e Gabriele Frasca (attualmente al Museo di antropologia di Firenze, ed edito da Sossella editore) e “L’evento”, sono alle prese con un’altra operazione che cerca, senza snaturarsi, di non toccare le solite cose trite e ritrite nel panorama italico.

Domanda multipla: ultimo film visto al cinema, ultimo libro letto, ultimo cd acquistato e ultimo spettacolo visto a teatro.
Oddio! In questi giorni vedrò l’ultimo di Nanni Moretti … ma non ricordo qual è l’ultimo che ho visto al cinema! Assurdo! Forse “Birdman”. Cd: mi pare di aver acquistato in un autogrill una raccolta di Duke Ellington; poi, durante la fase delle riprese de “L’evento”, i miei cugini dei Funky Pushertz (Enrico Reddog Ausiello e Francesco Boombuzz Ausiello) mi hanno regalato “La grande abbuffata” (2013, Suonivisioni Label). Libro: ho appena finito l’autobiografia del collega e amico Giuseppe de Vincentis (anche lui presente ne “L’evento” N.d.R.), ovvero “Il campo del male” (edito da Pironti Editore). Spettacolo: “La società” della Compagnia Musella Mazzarelli.

Dopo “L’evento” cosa dobbiamo attenderci da Raffaele Ausiello?
Ah, questo vorrei saperlo anch’io!! Dai ti do un’anticipazione: la nuova autoproduzione di Teatro in Fabula prenderà le mosse da “Il codice di Perelà” di Aldo Palazzeschi e la regia sarà di Aniello Mallardo.

Tutti hanno un sogno nel cassetto: qual è il tuo?
Diventare una persona serena e che sappia dare serenità.

Mi mancava il tuo lato alla Gandhi (ride). Grazie mille per la disponibilità e … facciamo così, un augurio te lo faccio io: ci rivediamo alla consegna degli Oscar?
Mah non lo so, tutte quelle ore di aereo…! Grazie a te, di cuore, grazie mille!

Lo guardo storto.

Ah, ok … NO grazie di cuore.

Ce l’abbiamo fatta!

 

27 gennaio in scena al Piccolo Bellini

Siamo felici di comunicare finalmente la data in cui il nostro progetto Le 95 tesi – Una storia di Lutero vedrà la luce nella sua versione ultimata dopo un anno e mezzo di studio:

27 gennaio, ore 21 | Teatro Piccolo Bellini di Napoli

LE 95 TESI – UNA STORIA DI LUTERO

Lo spettacolo vuole offrire un punto di vista originale sull’uomo comune e sulle sue imperfezioni, sviluppando in particolare uno dei temi più cari all’uomo, ovvero quello dei sogni.
Il Lutero di questo lavoro non è solo il noto riformatore religioso. Non è tanto il personaggio storico del suo tempo. Questa storia di Lutero prende a pretesto gli avvenimenti storici, pur rispettandone la cronologia e i ruoli, e cala la sua parabola nella solitudine dell’uomo moderno, nella complessa psicologia del novecento, nella timorosa ricerca di riferimenti dei nostri giorni. Il Lutero di questo lavoro è prima di tutto Martino, un uomo, che pretende da coloro che impongono le regole di rispettarle e di dimostrarne la giustezza. “Le 95 tesi” non è un’apologia di Lutero, né una condanna. È piuttosto un elogio del dubbio e del pensiero critico.
“Le 95 tesi” è uno spettacolo recitato da attori del 2015, che ci raccontano una storia possibile di Martino Lutero. Che, guarda caso, si è svolta 500 anni fa. Ma, a vederla, non si direbbe.

La realizzazione dello spettacolo, che verrà presentato al Teatro Piccolo Bellini, rientra nel progetto “Napoli Città Giovane: i giovani costruiscono il futuro della Città”, promosso dall’Assessorato ai Giovani e Politiche Giovanili, Creatività e Innovazione e realizzato nell’ambito dei Piani Locali Giovani – Città Metropolitane, promossi e sostenuti dal Dipartimento della Gioventù – Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall’Anci – Associazione Nazionale Comuni Italiani.

“Le 95 tesi – Una storia di Lutero” verrà rappresentato al Teatro Piccolo Bellini di Napoli, nella sua versione completa e la serata, a cui parteciperà il sindaco Luigi De Magistris e l’Assessore Clemente, è ad ingresso gratuito, ma sarà possibile accedere solo su invito. Infine, alcuni rappresentanti di Teatro in Fabula illustreranno i motivi del loro progetto al pubblico presente in sala.

Per prenotazione e ricevere l’invito allo spettacolo: info@teatroinfabula.it.

Ufficio stampa e per richiesta accrediti: Gabriella Galbiati 320 21 66 484 – galbiatigabriella@gmail.com


27 gennaio | Teatro Piccolo Bellini di Napoli, ore 21

Teatro In Fabula presenta

LE 95 TESI – UNA STORIA DI LUTERO

progetto e regia: Giuseppe Cerrone e Antonio Piccolo
elaborato pensando ai testi di John Osborne, Roland H. Bainton, Luther Blissett
con Raffaele Ausiello, Sergio Del Prete, Aniello Mallardo, Alessandro Paschitto, Antonio Piccolo
costumi: Anna Verde | elementi scenici: Antonio Genovese | disegno luci: Renato Zagari | editing musicale: Mario Autore | organizzazione: Paola Boccanfuso | foto: Tiziana Mastropasqua | progetto grafico: Fabio Fusco | comunicazione: Giulia Esposito | ufficio stampa: Gabriella Galbiati | responsabile amministrativo: Stefano Torrese

Grazie a Mezzocannone Occupato di Napoli, Domenico Ingenito, Ex Asilo Filangieri, Andrea De Goyzueta, Stefano Ferraro, Eduardo Di Pietro, Alessandro Errico, Giovanni Piccolo, Melissa Di Genova.

95 tesi – Organizzazione

Per completare la presentazione della troupe che c’è dietro il progetto “Le 95 tesi – Una storia di Lutero”, su “I diari di Lutero” presentiamo oggi le persone che lavorano nell’ombra ma senza le quali il nostro teatro non potrebbe mai vedere la luce.


 

Paola Boccanfuso si occupa dell’organizzazione.

Classe 1984, è laureata in Giurisprudenza. Ha lavorato in rinomati Festival Teatrali e ha conseguito Master in Management degli eventi culturali, teatrali, cinematografici, musicali. Collabora con Taverna Est Teatro.


 

Giulia Esposito cura la comunicazione.

Classe 1986, è tra i fondatori del giornale di teatro “Quarta Parete”. Ha frequentato un corso di specializzazione in “Giornalismo e Comunicazione Multimediale” e un workshop in “Organizzazione delle istituzioni teatrali” presso l’ICRA Project. È laureata al corso di laurea specialistica in “Forme e tecniche dello spettacolo” presso l’Università La Sapienza di Roma con un lavoro di tesi sul teatro in carcere.


Gabriella Galbiati è l’addetto stampa.

Classe 1982, lavora stabilmente come addetto stampa per la casa editrice “Marotta&Cafiero” e per la compagnia teatrale Vodisca Teatro. È la Responsabile di Marotta&Cafiero Communications. Collabora stabilmente con la rivista di teatro “Quarta Parete”. È tra i fondatori dell’Associazione di Promozione sociale “Fantasmatica”.


Stefano Torrese è il responsabile amministrativo.

Classe 1985, ha conseguito con lo studio e l’esperienza capacità amministrative, logistiche ed organizzative. Ha lavorato su set cinematografici e televisivi come responsabile produzione, responsabile per la registrazione della presa diretta e responsabile logistico per Rai, Fandango, Sky, Foxtv, Hermann Film e altre. Per due anni è stato Account Executive e Responsabile di Produzione per la Big Bang Film Production.

L’EVENTO – le parole di Ugo Gregoretti

Una scena del film

Capita di frequente a un vecchio e sperimentato regista di ricevere in visione (quasi mai dietro richiesta) filmati amatoriali di varia pezzatura, opera di appassionati cineasti dilettanti che cercano, quasi sempre invano, di poter mostrare il frutto delle proprie fatiche a un pubblico latitante, tramite occasioni festivaliere generalmente sorde alle loro richieste di visibilità.

C’è da dire che in parte si tratta di una sordità comprensibile, poiché non poche di queste opere “prime” o “seconde” volontaristiche pare non abbiano i requisiti per essere accolte come opere cinematografiche propriamente dette. Io stesso, nonostante la tenerezza che provo per le passioni dilettantistiche dei giovani cineasti (quando non si tratta di presunzione), rifuggo il più possibile dalla visione delle loro opere, per risparmiare a me stesso noie e delusioni. Tanto più che il mio buon cuore mi impedisce di essere sincero nel giudizio quando il giudizio non potrebbe che essere negativo, e così alimento inconsciamente le illusioni degli autori.

Ma questa volta, finalmente, evviva! Sono incappato con sorpresa in un bel film e non ho bisogno di mentire: L’EVENTO è un bel film senza ombra di dilettantismo e di ingenuità (tranne che nel titolo forse…). Non saprei da che parte cominciare nell’enumerarne le qualità. Anzitutto la storia, che non si direbbe una delle tipiche e convenzionali storie di camorra, ma piuttosto un romanzone popolare napoletano del tardo ottocento, pieno di sotto-storie e di colpi di scena. Penso più che a qualche autore del nuovo genere thriller partenopeo, al grande Francesco Mastriani de I MISTERI DI NAPOLI, alla fertilità narrativa delle sue pagine, ai suoi ritmi e anche agli eccessi…

Poi gli attori, tutti eccellenti, dei quali non ricordo i nomi perché almeno per me sono tutti sconosciuti. Ma chi avrà insegnato al giovane protagonista a recitare in un modo così convincente i suoi ripetuti attacchi di epilessia? Chi glieli ha insegnati? In quale ACTOR STUDIUM ha studiato?

Colpiscono anche la paradossale bonarietà deprimente del feroce capo camorrista, il cinismo servile degli adepti, la complice apatia, la volgarità tellurica delle femmine di malavita, la dolcezza anche eroica delle giovani partner femminili. E poi gli assolati paesaggi ben fotografati da un sapiente operatore (chi sarà mai?), il ritmo della sceneggiatura, la padronanza della regia… Ma è mai possibile che un film così ricco di pregi e di intuizioni originali non abbia il diritto di conquistarsi la meritata attenzione?

Ugo Gregoretti