“Il Principe e la Luna” al Napoli Teatro Festival

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Per il Napoli Teatro Festival Italia 2019, Teatro in Fabula presenta Il Principe e la Luna, uno spettacolo con Giuseppe CerroneMelissa Di Genova. Il progetto, le musiche originali e la regia sono a cura di Mario Autore ed i costumi e gli elementi scenici di Federica Pirone.

Sarà Galleria Toledo (Via Concezione a Montecalvario, 34) ad ospitare martedì 9 luglio, alle ore 19 il racconto scenico che vede protagonista Louìs, che trascorre il suo tempo nel testardo tentativo di raggiungere la luna.

Puntualmente fallisce, ma la sua aspirazione lo induce a ritentare ogni volta. L’incontro con una ragazzina di nome Lea spinge lo strampalato inventore a ripercorrere la storia dei suoi tentativi.

Sinossi

“Non voglio mica la luna!” recitava una vecchia canzone di successo italiana. E invece, la Luna è proprio quello che desidera il protagonista di questa storia. Louìs, un fattorino d’hotel che una sera di una giornata qualunque di lavoro si scopre innamorato della luna. Comincia a cercare in ogni modo di raggiungerla, di abbracciarla, naturalmente con scarsi risultati. Ecco, però, che spunta fuori una ragazzina: Lea. Con lei, lo strampalato soggetto partirà per uno strano viaggio: incontrerà montagne parlanti, si scontrerà con dei draghi custodi per riaverla, conoscerà la paura di riprendere a saltare. Tentare e fallire, fare e disfare, finire per poi ricominciare…

Note dell’Autore

Lo spettacolo è concepito come una forma di pantomima, in cui la componente sonora e musicale fa da drammaturgia, sostenendo ritmicamente ed emotivamente la scena.  La lingua è un grammelot arcaico, una sorta di lingua primitiva e meticcia, un pidgin infantile. La musica riprodotta, tutta originale, ripropone in forma sonora gli ambienti immaginari dei protagonisti. I riferimenti sono il cinema muto, i personaggi anomali, buffi ed alieni, i cartoni Pixar e i maestri Charlie Chaplin e Buster Keaton, il circo teatro. Il Principe e la Luna è una ricerca sul desiderio: il desiderio quale motore fondamentale dell’esistenza umana. È il desiderio che forma le nostre vite, i nostri sogni che le danno peso e sostanza. Per essere felici non si può realizzare tutti i propri sogni o esaudire tutti i propri desideri, ma bisogna piuttosto conservare sempre la forza e il coraggio per andare verso di loro. La riuscita è solo una parte dell’impresa, non la più importante. Louìs, piccolo uomo, non è un folle, non è stupido. È un uomo comune. Louìs è il bambino che è dentro di noi, un piccolo Principe alla ricerca del suo regno incantato, l’essere umano che scopre il potere della Fantasia.

QUANDO
9 luglio 2019
ore 19

DOVE
Galleria Toledo
Napoli – via Concezione a Montecalvario, 34

COSTI
intero: 10 € | ridotto under30-over65: 5 €

INFO
https://www.napoliteatrofestival.it/spettacolo/il-principe-e-la-luna/

ACQUISTA
Napoli Teatro Festival:
biglietteria centrale di Palazzo Reale; punti vendita autorizzati;
presso il teatro a partire da un’ora dall’inizio dello spettacolo;
online su Ticket Online

“Lacci gassosi, ordito del cielo” al Napoli Teatro Festival

LACCI GASSOSI, ORDITO DEL CIELO

Per il Napoli Teatro Festival Italia 2019 la mostra a cura di Giuseppe Cerrone

Inaugurazione 8 giugno ore 17 a Palazzo Fondi

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Sabato 8 giugno a Palazzo Fondi, alle ore 17, per il Napoli Teatro Festival Italia si terrà l’inaugurazione di “Lacci gassosi, ordito del Cielo”, una mostra a cura di Giuseppe Cerrone, autore anche delle liriche, prodotto da Teatro In Fabula. L’allestimento e le poesie visive sono a cura di Sara Galdi e la direzione musicale e violoncello di Roberto Soldatini.

Sarà possibile vedere la mostra a Palazzo Fondi, con ingresso gratuito, dall’8 giugno al 14 luglio dal giovedì alla domenica, dalle 17.00 alle 20.00. Sabato 15 giugno, alle ore 18 e 19.30, è prevista una visita guidata dell’allestimento e ci sarà una performance guidata dal violoncello di Roberto Soldatini, con protagonisti Luca Di Tommaso, Fortuna Liguori e Margherita Romeo e la voce registrata di Leo de Berardinis.

L’ingresso è gratuito.

L’antologia poetica Lacci gassosi, ordito del cielo muove da alcuni momenti-chiave del teatro e del cinema del Novecento per stimolare una profonda riflessione sul simbolo, l’allegoria, la memoria, la percezione, l’utopia, l’invisibile. Sulla base dei suoi versi, Giuseppe Cerrone, curatore dell’esposizione, immagina una camera sonoro-visuale che funga da mappa-orientamento per gli spettatori, coinvolti in un’autentica immersione nel Secolo Breve.

Numi tutelari di questo museo vivente saranno Robert Bresson, Jean Genèt, Carmelo Bene, Leo De Berardinis, Heiner Müller, Walter Benjamin, John Osborne, Werner Herzog. Spiega Cerrone: «Un attore-performer con licenza di smarrire e di smarrirsi, traghetterà il pubblico in uno scenario a spirale che ricorda un dedalo senza tempo. Insomma, si va per paesaggi, quelli del cuore».

jfelwiPerché dedicare una mostra agli enunciati poetici? La risposta è in Foucault: «L’archivio è anzitutto la legge di ciò che può essere detto, il sistema che governa l’apparizione degli enunciati come avvenimenti singoli». Ebbene modellare diversamente gli enunciati che affiorano è in parte il nostro destino, la nostra storia. Così i versi che si leggono possono generare nuove forme, tavole, sculture, poesia visiva. Senza rinunciare all’azione, sempre salutare.

Lacci gassosi, ordito del cielo è l’antologia di liriche di Giuseppe Cerrone, edito da Oedipus, che funge anche da catalogo della mostra.

Per il secondo anno consecutivo, Teatro In Fabula partecipa al Napoli Teatro Festival Italia e, per quest’edizione, la compagnia sarà impegnata con la mostra di “Lacci gassosi, ordito dal cielo” a Palazzo Fondi e il 9 luglio a Galleria Toledo, alle ore 19, presenta “Il principe e la luna”, diretto da Mario Autore, che cura anche il progetto e le musiche originali e che vede in scena Giuseppe Cerrone e Melissa Di Genova.

Info: https://www.napoliteatrofestival.it/

Illusione, Gioco e Autenticità del Teatro

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Foglio n.11

ILLUSIONE, GIOCO E AUTENTICITÀ DEL TEATRO

di Edmondo Lisena

«Non mi conoscevo affatto, non avevo per me alcuna realtà mia propria, ero in uno stato come di illusione continua, quasi fluido, malleabile; mi conoscevano gli altri, ciascuno a suo modo, secondo la realtà che m’avevano data; cioè vedevano in me ciascuno un Moscarda che non ero io non essendo io propriamente nessuno per me: tanti Moscarda quanti essi erano».
(“Uno, nessuno e centomila”, Luigi Pirandello)

uno-nessuno-e-centomilaFrequentare un corso di teatro non può essere considerata un’esperienza come le altre. Chi scrive ha avuto la possibilità di far parte del laboratorio teatrale tenuto da Melissa Di Genova e Antonio Piccolo, attori della Compagnia Teatro In Fabula, conclusosi con lo spettacolo La Valigia dell’Attore, andato in scena nella serata del 24 maggio, a Lioni (AV).

La rappresentazione dello spettacolo ha lasciato in noi allievi un’altalena di sensazioni: la tensione per il debutto, la gioia della recitazione, l’emozione vissuta assieme agli spettatori, il piacere dei rapporti umani tra i componenti del gruppo teatrale, la passione per gli insegnamenti dei classici del teatro con cui ci siamo confrontati.

Alla fine del percorso svolto ci sembra giusto aprire un piccolo spazio per fare qualche riflessione, che può aiutarci a comprendere ciò che abbiamo realizzato e il tenore delle esperienze che abbiamo vissuto.

Dopo il percorso vissuto con Teatro In Fabula è lecito chiedersi perché frequentare un corso di teatro e, più in generale, quale significato può assumere il teatro nel mondo contemporaneo.

Oggi più che mai negli altri momenti dalla storia, siamo consapevoli di vivere in un’epoca diversa rispetto al passato. L’avanzamento incessante e senza freni della tecnologia, la diffusione capillare dei social, il ruolo egemone dei media, hanno trasformato la società, rendendola sempre più veloce, frenetica, a volte persino irrequieta. Il mantra della nostra vita è correre: corriamo per diventare qualcuno, per primeggiare sugli altri, per affermare il nostro ruolo nella società o sul lavoro, per stare al passo coi tempi, per seguire l’ultima moda. Spesso corriamo senza una meta ben precisa, quasi per inerzia, come se fossimo sospinti da una corrente più forte di noi e ci troviamo a orientare la nostra corsa verso modelli privi di valore, accolti supinamente dal mondo esterno. Ciò è ancor più evidente nel mondo dei social, dove, indipendentemente dalla qualità dei contenuti di ciò che si dice o si posta, la priorità sembra essere diventata la popolarità, ad ogni costo. Parafrasando Gaber, oggi non ha importanza la qualità delle cose che fai, l’importante è farsi conoscere.

Ma qual è il prezzo che stiamo pagando per tutto questo?

Se da un lato la società del benessere ha semplificato il nostro mondo, rendendolo più agiato e confortevole rispetto al passato, dall’altro lato la società dei media ci sta togliendo il tempo e lo spazio per riflettere sui valori autentici della vita. Siamo immersi nella superficialità dell’apparenza e facciamo sempre più fatica a dare un significato valido e sensato ai momenti che viviamo nella quotidianità. La stima degli altri, la conoscenza di sé, l’affermazione in base ai propri meriti e capacità hanno lasciato il posto all’esibizione fine a sé stessa, al narcisismo esasperato, all’estetismo sterile, alla popolarità, spesso vuota e insignificante.

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Gli allievi del I anno del Corso di Teatro di Montella (AV)

È proprio in questo contesto che il teatro si ritaglia uno spazio tutto suo, orgogliosamente anacronistico e controcorrente. Fare teatro vuol dire fermare la corsa della società. Quando si smette di correre, quando si esce dal vortice delle vite degli altri e ci si astiene dai modelli imposti e preconfezionati, resta un unico interlocutore: se stessi. Un laboratorio di teatro, anche per chi muove i primi passi in questo mondo, costringe a fare i conti con sé stessi. Il palcoscenico diventa per un attore (o meglio, un aspirante attore!) una sala degli specchi: nulla che riguarda il suo io può essere nascosto, ogni aspetto della sua persona emerge in modo vero e autentico. Autenticità è forse la parola chiave dell’attività teatrale. Un attore può fingere con il pubblico, ma non può fingere con sé stesso. Recitare vuol dire scoprirsi, conoscere il proprio corpo, sorprendersi delle proprie emozioni, coinvolgersi nelle relazioni con gli altri.

Indubbiamente per gli allievi di Teatro In Fabula il corso di teatro è stata un’occasione di svago e di divertimento, ma crediamo che per alcuni sia stato anche un momento per fermarsi a riflettere su sé stessi, lontano dalla frenesia del mondo attuale.

Ogni allievo avrà vissuto il laboratorio in modo diverso, ognuno secondo le proprie inclinazioni, aspettative e interessi. Tutti gli allievi, però, riconosceranno che la partecipazione al laboratorio ha lasciato un segno che va al di là rispetto al mero momento ludico. Nel nostro piccolo abbiamo assaporato il piacere dell’arte teatrale, in alcuni casi abbiamo scoperto aspetti di noi stessi che non sapevamo di avere, in altri abbiamo avuto conferma di ciò che sapevamo di essere.

Il confronto con autori quali Shakespeare, Molière, Cechov, De Filippo, ha portato alla luce le nostre emozioni, le nostre fragilità, i nostri punti di forza, gli aspetti migliori e peggiori della nostra personalità. Nelle opere dei grandi autori abbiamo colto, seppur per un attimo, il valore senza tempo delle passioni e delle emozioni dell’uomo. Come amava ripetere il filosofo medievale Bernardo di Chartres, noi siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’acume della vista o l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti.

Fare teatro è senza dubbio un gioco, che diverte chi vi partecipa. E come tutti i giochi, anche il teatro ha le sue regole. I maestri Melissa Di Genova e Antonio Piccolo hanno sapientemente condotto il laboratorio, riuscendo a trasmettere la loro conoscenza dell’attività teatrale. Il loro insegnamento, però, non si è limitato all’aspetto tecnico della recitazione, si è spinto oltre e ha cercato di dischiudere agli allievi l’essenza del teatro, per quanto ciò sia possibile.

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Applausi per “La Valigia dell’Attore”

Chi scrive, per limiti propri, non sa se il teatro abbia un qualche tipo di essenza né, tanto meno, in che cosa essa consista. Ma assieme agli altri allievi di Teatro In Fabula ha imparato una piccola lezione: se la nostra vita vuole essere autentica non può fare a meno della forza dell’immaginazione e della libera espressione della creatività. Il teatro consente di rompere gli schemi imposti dalla società, uscire dal profilo che, a volte ad arte, a volte in modo spontaneo, ci creiamo tutti i giorni e dare libero sfogo alla nostra personalità creativa. In questo senso il teatro indica la strada per la ricerca della nostra autenticità.

Tornando, dunque, all’interrogativo di partenza: ha senso ancora fare teatro? Fino a quando avrà importanza conoscere sé stessi, scoprire la propria autenticità e farlo divertendosi e divertendo, dubito che il teatro possa perdere il suo valore. La speranza è che anche la società in cui viviamo si renda conto di tutto ciò, si fermi a riflettere su se stessa, prendendo a modello le forme creative e libere della recitazione.

Ha senso, allora, partecipare ad un laboratorio teatrale? La risposta è senza dubbio affermativa.

Farlo poi con Teatro In Fabula ha un sapore del tutto speciale.

 

Nudi di canzone: tra gli altri, Piccolo ritrae la Canzone a Teatro

Ciano_Nudi-di-Canzone-Cop-page-001NUDI DI CANZONE.
Navigando tra i generi attraverso musica e parole

Arcana Edizioni, 2019.

Prefazione di Franco Fabbri

Quanta musica c’è dentro a una canzone? Cos’è “canzone d’autore”? E il rock come si riconosce? Quand’è che una canzone è nuda? Come la si spoglia? Togliendo il superfluo? Cos’è superfluo? A queste e altre domande cerca di rispondere Nudi di canzone. Ragionando per sottrazione, l’essenziale di una canzone dipende dagli elementi (testo, melodia, interpretazione, strumentazioni, arrangiamenti, armonia, ecc.) di cui non si può fare a meno, ma che non sono sempre gli stessi: dipende dal genere. Il “corpo canzone”, perciò, varia da genere a genere. C’è un solo denominatore comune: la presenza di musica e parole. Questo è il motivo del titolo. Se la popular music contiene al suo interno tutto quello che non è “musica colta”, questo libro si occuperà di una parte di essa: cioè della canzone moderna, in particolar modo di quelle italiane
che presentano parole e musica. Il volume raccoglie saggi sui principali generi di canzone, scritti da alcuni dei migliori critici musicali italiani per ogni ambito specifico. Il libro è alla sua seconda edizione. Rispetto alla prima, del 2010, i saggi sono stati rivisti e ampliati. La strada del volume è quella che conduce per gradi a giustificare la tesi secondo cui è imprescindibile tener conto dei generi per la corretta valutazione della canzone, partendo da ciò che caratterizza questa forma d’arte: l’unione di musica e parole.

Contiene i saggi di Paolo Talanca (canzone d’autore), Donato Zoppo (rock progressivo), Alessandro Alfieri (pop), Piji Siciliani (jazz), Marco Di Pasquale (rock), Antonio Piccolo (canzone a teatro).

Paolo Talanca è insegnante e critico musicale («Il Fatto Quotidiano»). Da anni collabora con alcune delle principali rassegne di canzone in Italia e, fra le altre cose, è componente della giuria che assegna le Targhe per il Premio Tenco e direttore artistico della storica Osteria delle Dame di Bologna. Tra i suoi libri più recenti: Vasco, il Male. Il trionfo della logica dell’identico (Mimesis, 2012), Ivan Graziani. Il primo cantautore rock (Crac, 2015), Il canone dei cantautori italiani (Carabba, 2017).

“All’apparir del vero”: il Leopardi di Piccolo al Teatro Rostocco di Acerra

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Dopo il successo estivo al Napoli Teatro Festival 2018 e la tappa al Teatro ZTN di Napoli, Teatro In Fabula ritorna in scena con All’apparir del vero. Dialogo di Giacomo Leopardi e della Morte, scritto e diretto da Antonio Piccolo, che è anche protagonista con Melissa Di Genova. Uno speciale omaggio al poeta de “L’infinito”, di cui peraltro quest’anno ricorre il bicentenario (1819-2019). Il 30 e il 31 marzo, lo spettacolo sarà in scena ad Acerra (NA) al Teatro Rostocco.

Secondo testo di Antonio Piccolo dopo “Emone” (vincitore del Premio PLATEA di Nuova Drammaturgia, pubblicato da Einaudi e messo in scena dai Teatri Nazionali di Napoli, Roma e Torino), la pièce ha per protagonisti Giacomo Leopardi e la Morte, nell’ultima ora di vita del grande poeta.

Dalle note dell’autore: «Sul mio manuale del liceo la biografia di Leopardi finiva più o meno così: “a 39 anni lo colse finalmente la morte, a lungo invocata”. (…) come può un uomo così vitale detestare davvero l’esistenza al punto da invocare seriamente la propria fine? Qui comincia il gioco, ossia il play, ossia il teatro. Se la Morte, con un pretesto, comparisse di fronte a Leopardi e quasi tentasse di fargli cambiare idea? Il poeta, in fondo, ha amato la vita! E se portasse come “prove documentali” della propria tesi le sue stesse parole? (…) Come se fosse un’operetta morale apocrifa, ho dunque immaginato il “Dialogo di Giacomo Leopardi e della Morte”. E ho anche ritrovato un vecchio amico: il poeta che ho amato sin da ragazzo».

Uno spettacolo che mescola toni brillanti e momenti di commozione, realtà e finzione, riferimenti storici e invenzioni surreali, con una ricerca letteraria mai fine a se stessa. Non a caso, l’opera si è aggiudicata il III posto al Premio nazionale di drammaturgia Scena&Poesia, e per l’occasione è stato pubblicata in un volume da Ladolfi Editore.

Guarda anche: scheda spettacolo | trailer | foto di scena

QUANDO
30 e 31 marzo 2019
sabato ore 20.30; domenica ore 18

DOVE
Teatro Rostocco
Acerra (NA) – corso Italia, 124

COSTI
intero: 10 € | ridotto: 7 €

INFO E PRENOTAZIONI
tel. 347 920 46 05

Teatro In Fabula al Napoli Teatro Festival 2019

Napoli Teatro Festival Italia, edizione 2019.

Un’edizione che ci riguarda, in più di un modo.

imagesTeatro In Fabula è infatti al Napoli Teatro Festival Italia con

1/3)
LACCI GASSOSI, ORDITO DEL CIELO
Una particolarissima mostra curata da Giuseppe Cerrone: un’esposizione su alcuni momenti chiave del Teatro e del Cinema del Novecento, accompagnati dalle poesie dello stesso Cerrone.

2/3)
IL PRINCIPE E LA LUNA

Uno spettacolo quasi senza parole, con molta musica e molta fantasia, per la regia del giovanissimo Mario Autore, con Giuseppe Cerrone e Melissa Di Genova in scena.

3/3)
ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

in questo caso solo indirettamente. Il nostro Antonio Piccolo è autore infatti dell’adattamento teatrale del noto romanzo della Austen per la regia di Arturo Cirillo. Per Piccolo un sogno che inaspettatamente si realizza: lavorare con uno dei suoi più grandi Maestri putativi.

Scopri l’intero programma del Festival a questo link.

“All’apparir del vero”: il Leopardi di Piccolo al Teatro ZTN

copertina sito ztn napoli

Dopo il successo al Napoli Teatro Festival 2018 – Sezione Osservatorio, Teatro In Fabula ritorna in scena con All’apparir del vero. Dialogo di Giacomo Leopardi e della Morte, scritto e diretto da Antonio Piccolo, che è anche protagonista con Melissa Di Genova. Uno speciale omaggio al poeta de “L’infinito”, di cui peraltro quest’anno ricorre il bicentenario (1819-2019). Dal 22 al 24 marzo, lo spettacolo sarà in scena a Napoli al Teatro ZTN, unico spazio in Campania in cui non c’è nessun biglietto d’ingresso. Il motto è “entri, ti godi lo spettacolo e lasci un’offerta nel nostro cappello”.

Secondo testo di Antonio Piccolo dopo “Emone” (vincitore del Premio PLATEA di Nuova Drammaturgia, pubblicato da Einaudi e messo in scena dai Teatri Nazionali di Napoli, Roma e Torino), la pièce ha per protagonisti Giacomo Leopardi e la Morte, nell’ultima ora di vita del grande poeta.

Dalle note dell’autore: «Sul mio manuale del liceo la biografia di Leopardi finiva più o meno così: “a 39 anni lo colse finalmente la morte, a lungo invocata”. (…) come può un uomo così vitale detestare davvero l’esistenza al punto da invocare seriamente la propria fine? Qui comincia il gioco, ossia il play, ossia il teatro. Se la Morte, con un pretesto, comparisse di fronte a Leopardi e quasi tentasse di fargli cambiare idea? Il poeta, in fondo, ha amato la vita! E se portasse come “prove documentali” della propria tesi le sue stesse parole? (…) Come se fosse un’operetta morale apocrifa, ho dunque immaginato il “Dialogo di Giacomo Leopardi e della Morte”. E ho anche ritrovato un vecchio amico: il poeta che ho amato sin da ragazzo».

Uno spettacolo che mescola toni brillanti e momenti di commozione, realtà e finzione, riferimenti storici e invenzioni surreali, con una ricerca letteraria mai fine a se stessa. Non a caso, l’opera si è aggiudicata il III posto al Premio nazionale di drammaturgia Scena&Poesia, e per l’occasione è stato pubblicata in un volume da Ladolfi Editore.

Guarda anche: scheda spettacolo | trailer | foto di scena

QUANDO
22, 23 e 24 marzo 2019
venerdì e sabato ore 21; domenica ore 18.30

DOVE
ZTN Teatro
Napoli – vico Bagnara, 3a (piazza Dante)

COSTI
Ingresso gratuito – Uscita con offerta libera “a cappello”

INFO E PRENOTAZIONI
tel. 351 910 24 05- navigantiinversi@gmail.com

A.Piccolo incontra gli studenti dell’Università di Bologna

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43082447_10217410283231289_4640107178529652736_o(1)A quasi un anno dalla tournée di “Emone. La traggedia de Antigone seconno lo cunto de lo innamorato” (Einaudi, 2018), Antonio Piccolo (attore, regista, drammaturgo) parlerà agli studenti dell’Università di Bologna di questo testo, vincitore nel 2016 del Premio per la Nuova Drammaturgia italiana promosso dalla Fondazione PLATEA, il giorno lunedì 11 febbraio alle ore 16.

L’incontro, condotto e curato dal prof. Renzo Tosi è rivolto specialmente agli studenti di Letteratura greca, Storia dello Spettacolo, Filologia e Letteratura greca.

Alma Mater Studiorium – Università di Bologna

QUANDO
lunedì 11 febbraio 2019, ore 16.00

DOVE
Aula 2: via Zamboni, 38 – Bologna

COME
ingresso libero

Perché il Teatro deve abbandonare il disincanto

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Foglio n.10

PERCHÉ IL TEATRO DEVE ABBADONARE IL DISINCANTO

di Antonio Piccolo

«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l’arte di inventare».
(Novalis)

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Novalis

Può il Teatro raccontare il mondo di oggi? Può il Teatro raccontare la Realtà?

È una domanda legittima, che il Teatro di ogni epoca si è posto, e che volenterosamente si pone anche oggi. Ma, se per più di due millenni il Teatro ha avuto quasi il monopolio sul racconto della contemporaneità, oggi non è più così. Non lo è per niente.

Prima c’è stata l’invenzione della stampa, ma non ha scalfito la diffusione del Teatro: l’analfabetismo ha imperato fino a meno di un secolo fa, per cui gli spettacoli dal vivo hanno continuato ad avere una ineguagliabile forza di comunicazione diretta.
Ma l’elettricità e le sue conseguenze hanno a poco a poco inferto ferite non rimarginabili: la radio ha portato la cronaca, la musica e i drammi direttamente alle orecchie delle persone; il cinema ha portato gli attori e le storie direttamente agli occhi, nelle sale; la televisione ha portato tutto questo, più l’intrattenimento, addirittura nelle case. Con internet, per conoscere il mondo di oggi, non è richiesto quasi più nessuno sforzo. Non occorre programmare, esporsi. A stento bisogna interessarsene.

I media di massa non raccontano la Realtà. Sono la Realtà. O, almeno, così pare.

Rivoltato e rimpicciolito da questo vortice, il Teatro ha perso posizioni nel dibattito culturale. Dai primi posti è passato all’ultimo, o giù di lì (in fondo, c’è sempre la Danza che è messa peggio). Ha complessivamente smesso di influenzare l’immaginario collettivo e, anzi, si è lasciato influenzare dagli altri media. C’è qualcosa di male? Non è detto. Purché l’influenza sia saggiata, filtrata, ragionata. A inizio Novecento, infatti, l’invenzione del Cinema ha messo in crisi il Teatro: sono nate così le grandi spinte innovative di Stanislavskij, Mejerchol’d, Brecht, Decroux e gli altri.

Saggiare, filtrare, ragionare… Non una passeggiata, oggi. La comunicazione di massa non si esprime più con un film muto o una trasmissione radiofonica che ad una certa ora della sera finisce. Oggi il bombardamento è esponenzialmente, incommensurabilmente aumentato. E il tempo per saggiare, filtrare, ragionare non c’è. Bisogna prenderlo, strapparlo, pretenderlo da se stessi.

Nel dibattito culturale, prima del Teatro oggi vengono la Letteratura, la Musica, la Radio, i Giornali, Internet e poi… lei: la Televisione.
Regina assoluta dei media (al di là del declino dell’oggetto televisore), la Televisione detta la linea. E nella sua egemonia mediatica, si riflette l’egemonia politica di chi la controlla. E a suon di telegiornali (una redazione per ogni canale, decine di repliche al giorno), ultim’ora, cronaca nera, dibattiti sull’ultim’ora e dibattiti sulla cronaca, ha nutrito l’immaginario. Che, a pensarci bene, è fatto di poche cose, anche se in abbondanti dosi: corpi, sempre più concreti; sesso, sempre più insulso; moda, purché passeggera; logica, sempre più arida; competizione, sempre meno sportiva; volgarità, parole quotidiane, meglio ancora se parolacce; depressione, vittimismo; sangue, revolver, morti ammazzati, sparatorie; ancora sangue, morti ammazzati; soprattutto volgarità e revolver, come se piovessero.

tv-invece-di-una-testa-dell-uomo-la-gente-dello-zombie-persona-ipnotizzata-108668581-001Ci hanno raccontato così tanto la realtà in questo modo che noi – che dovremmo essere la Realtà – abbiamo cercato di somigliare sempre di più a questo racconto. Il Cinema, specie americano, ha spacciato certe storie quasi come documentaristiche, giocando ambiguamente con il “realismo”; intanto la Televisione imitava il Cinema, finché lo sorpassava nella gerarchia; tutto l’occidente poi le è corso dietro; addirittura per definire un genere si è usata una parola, “reality”, nel modo più disonesto che si potesse immaginare. Corpi, parole quotidiane, parolacce, depressione, vittimismo, logica, sesso insulso, volgarità, revolver, sangue, morti ammazzati… soprattutto volgarità e revolver, sempre.

E così il Cinema imita la Televisione, Internet imita la Televisione, le persone imitano la Televisione…

E il Teatro cosa fa?
Si adegua affannosamente, usando gli stessi ingredienti per questa mediocre ricetta. Tenta goffamente di essere “alla moda”.
Sia chiaro, non è detto che usare la parolaccia in teatro sia di per sé banale; che tirare fuori un revolver sia per forza scontato; che indossare jeans, portare capigliature alla moda ed esibire corpi (ancora!) sia necessariamente sintomo di poca fantasia. Non faccio teatro da un giorno, così da non sapere che nel linguaggio teatrale si annidano tante sfaccettature da evitare frettolose generalizzazioni.

Però non capisco a cosa serve che il Teatro si allinei allo stile dei media maggiori. Che si allinei al cinico realismo che divora le nostre conversazioni, dove è vero solo ciò che è concreto e buono solo ciò che vince. A che serve fare la “Fiction” a teatro, con quei tempi, quei vocaboli, quei contenuti, quei gusti? A che serve il “Reality” a teatro, dove sempre più spesso si abbatte la quarta parete non per portare gli spettatori nell’incanto della scena, ma per abbassare la scena alla concretezza della realtà (“pubblico, non ti illudere, non smettere di pensare al reale, al reale, al reale!”).
E non parlo del teatro commerciale, culinario. Parlo di quel disincanto, di quella logica così prevedibilmente razionale, di quel “dio è morto e non c’è niente in cui valga la pena di credere” che traspira in tanto teatro, anche colto, e che di base è uguale a quello che si respira nelle serie tv che crediamo di scegliere.

Cos’è? Non siamo riusciti ad evitare che Cinema e Televisione si appiattissero, abbiamo perso terreno, e adesso il Teatro gli corre dietro sul campo della disillusione? Del sesso insulso, delle parolacce, della depressione, del vittimismo, della logica, del sangue, dei morti ammazzati… soprattutto delle volgarità e dei revolver, sempre.

Invece Teatro In Fabula dice: ormai, l’Uomo ha troppi anni per cadere nella trappola del cinismo. Il cinismo è adolescenziale. Ti fa sentire arguto per un attimo, ma poi ti lascia il vuoto. E lo sappiamo tutti. È per questo che corriamo a riempirlo, quel vuoto, fuggendo in un’altra realtà, che è quella virtuale.

Da attore, regista, e forse anche da drammaturgo e formatore, ho la sensazione che dobbiamo prenderci la responsabilità di essere diversi. Di volerlo essere. Di reinventarci diversi. Di raccogliere questa richiesta d’aiuto, perché la fuga negli smartphone è decisamente una richiesta d’aiuto, una fuga dal mondo reale.

La realtà ce l’abbiamo sempre davanti, in tv, a cinema, sui giornali, su internet: l’abbiamo guardata in tutti i modi. L’abbiamo vista così da vicino che ora non ne distinguiamo più i contorni. E se per capirla, oggi, occorresse invece trasfigurarla?

Teatro In Fabula dice: questo non è il momento storico per guardare la Realtà ancora più in profondità; questo è il momento di guardare la Realtà da un’altra angolazione.
E, per questo, abbiamo bisogno come non mai di elementi che non le appartengono. Parlo proprio dell’estetica, della forma. Come uomini e donne di teatro, dovremmo darci l’obiettivo di collaborare alla ricreazione degli immaginari a forza di sogni, slanci, utopie, metafore, parole extra-quotidiane, invenzioni fantastiche. Dovremmo evitare il 90% degli ingredienti di cui sopra (sesso, sangue, revolver…), o come minimo trasfigurarli all’interno delle rappresentazioni.
Dobbiamo creare una Realtà Altra, perché la nostra alternativa non è virtuale: la nostra Realtà Altra è il Teatro. Piena di giochi, quanto più dichiaratamente falsi, illusori, ingannatori.

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P.Picasso: “Retrato de Dora Maar”

In questo mare di cinico disincanto, ho sentito più di una volta dire da persone di teatro cose come “Oggi non puoi più fare che Amleto è un principe, in Danimarca, nel 1600… la gente non ci crede più!”. Cosa? E perché? La gente prima ci credeva? Era così scema da non sapere che quello era un gioco, un sogno, un’illusione? O piuttosto voleva crederci, stava al gioco, perché sapeva che, grazie a quell’inganno, sarebbe riuscita a conoscere la Realtà, più di quanto gli sarebbe mai riuscito a suon di “reality”?

Picasso disse: “Ho impiegato una vita per arrivare a dipingere come un bambino”.

E dunque… Se, superata l’adolescenza del Novecento, l’uomo recuperasse la sua infanzia? Se l’uomo di Teatro facesse sue le impossibili domande del bambino, del tipo “Perché il cielo è azzurro?”, “Come fanno gli uccelli a volare?”, “Perché l’acqua scorre in un senso e non nell’altro?”. Senza cercare le risposte in rete, né sull’enciclopedia, e nemmeno nel suo bagaglio d’istruzione.

Sì, noi attori, registi e drammaturghi potremo sembrare degli alieni. Ma potremo mai attirare meno gente di quanta ne attraiamo ora? Quanto potrà durare ancora il teatro, con quest’imitazione del cinema e della televisione, che sia etica oppure estetica?

Teatro In Fabula dice: torniamo all’incanto, al sogno. Giriamo via dalla Realtà, e proviamo a beccarla da un’altra angolazione. Inventiamocela noi, la Realtà. Buttiamo via la Logica. Abbracciamo la Fantastica.

Ora che siamo adulti, impariamo a fare Teatro come dei bambini.

Antonio Piccolo finalista al Premio Giovanni Testori 2018

Cattura

Lunedì 17 dicembre 2018, alla Pinacoteca di Brera a Milano, sono stati resi noti i vincitori della III edizione del Premio Giovanni Testori.
Nella sezione dei “testi letterari”, solo un testo drammaturgico è riuscito ad aggiudicarsi il riconoscimento, ossia “La guerra santa” di Fabrizio Sinisi.
Il testo “Il Sogno di Morfeo” di Antonio Piccolo è arrivato tra i finalisti.

Di seguito, la comunicazione completa direttamente dal sito del Premio:

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EDIZIONE 2018

CONDUZIONE DEL PROGETTO
Studio Associato dei Notai Giuseppe Sessa e Adele Cesaro, Studio Andrea Novembre, Gino Banterla

COLLABORANO AL PROGETTO
Angela Albert, Andrea Bisicchia, Giulia Bernardini, Rosario Calì, Alessandra Campagna, Diletta Carutti, Cecilia Carrara, Elisa Carutti, Barbara Colli, Davide Colussi, Alessio Contini, Gabriella Curtis, Marco Cuscona, Patrizia Cuscona, Emanuela Fasoli, Alessandro Frangi, Beatrice Girelli, Maria Girelli, Francesca Gosi, Laura Larghi, Margherita Marvulli, Chiara Marzetta, Luca Mazzucco, Laura Parola, Emanuele Pauri, Daniela Penati, Francesco Pozzobon, Giovanni Scarabelli,  Jacopo Stoppa, Carlotta Testori

COMITATO D’ONORE
Giuseppe Frangi (Direttore della
Associazione Giovanni Testori), James Bradburne (Sovrintendente della Pinacoteca di Brera),  Mariella Goffredo (Direttore della Biblioteca Nazionale Braidense), Carlo Feltrinelli (Presidente della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli), Piergaetano Marchetti (Presidente della Fondazione Corriere della Sera), Sergio Escobar (Direttore del Piccolo Teatro di Milano), Andrée Ruth Shammah (Direttore del Teatro Franco Parenti) Sandrina Bandera, (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali), Pietro Citati (scrittore e critico letterario), Pier Vincenzo Mengaldo (scrittore e filologo), Luigi Brioschi (Presidente di Guanda Editore), Toni Servillo (attore e regista), Salvatore Settis (Storico dell’Arte),  Alfredo Stussi (Filologo e linguista), Alain Toubas (Direttore della Compagnia del Disegno ed erede dello scrittore).

COLLEGIO  DEI  GIURATI
Giovanni Agosti, Anna Bernardini, Mauro Bersani, Claudio Ciociola, Davide Colussi, Angelo Curti, Davide Dall’Ombra, Paolo Di Stefano, Francesco Frangi, Giovanni ngi, Maria Grazia Gregori, Silvia Isella, Sandro Lombardi, Valter Malosti, Clelia Martignoni, Remo Melloni, Renato Palazzi, Oliviero Ponte di Pino, Maurizio Porro, Francesco Porzio, Niccolò Reverdini, Alberto Rollo, Roberto Stringa, Claudio Vela, Federico Tiezzi.

TESTI VINCITORI

 a) Per le arti figurative

1.  Per una tesi con impostazione trasversale tra arte e filologia (ex aequo):

  • Anna Lena con Giovanni Testori: il caso critico della sua tesi di laurea. Presentato da  Alessandro Rovetta, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

  • Nicolò Rossi con Sicut Johannes. Studio Filologico e critico su gli angeli dello sterminio e su un progetto di triologia. Presentato da Salvatore Silvano Nigro, IULM MIlano

 2. Per un saggio di critica d’arte (ex aequo):

  • Tommaso Tovaglieri con Dicevo di te, Elsa de’ Giorgi. Presentato da Marco Belpoliti, Università degli studi di Bergamo

  • Stefano De Bosio con Frontiere. Culture figurative ad Aosta e nell’arco alpino occidentale tra Quattro e Cinquecento. Presentato da Giovanni Romano, Università degli studi di Torino (emerito)

b) Per la letteratura

1. Per una tesi di laurea:

  • Angela Siciliano con Una notte del ’43 di Giorgio Bassani. Edizione e studio critico. Presentata da Paola Italia, Università di Bologna

 2. Per una testo letterario (ex aequo):

  • Daniele Gaggianesi con Qohelet De La Barona, Poesie in lingua milanese. Presentato da Franca Nuti

  • Fabrizio Sinisi con Guerra Santa, Testo teatrale. Presentato da Gabriele Russo (Teatro Bellini, Napoli ).

FINALISTI

Luca Abbattista –  Gli autori francesi nel “Candido” di Leonardo Sciascia
Elena Arnone –  Le storie di Maria
Michele Bertolino – Decentralizzazione e contesto: ipotesi per una filosofia dell’arte
Laura Canella –
Charles Henfrey (1818-1891) Collezionista
Sergio Di Benedetto – Depurare le tenebre degli amorosi miei versi La lirica di Girolamo beni vieni
Andrea Fabbri – Racconti Sulla Duna
Giuditta Fornari – Giovanni Testori: “performances” di drammaturgia
Federico Maria Giani – Ripensare Giovanni da Monte
Claudio Gulli – La collezione Chiaramonte Bordonaro
Daniela Iuppa – Un’inquieta fedeltà. Giovanni Testori e Alessandro Manzoni
Vincenzo Latronico – La parte maledetta
Mirto Milani – Musica e DSA: L’incontro di due Universi
Mita Nunzia – FollEsserci
Federica Nurchis – Il patrimonio artistico del monastero benedettino di Santa Grata in columnellis a Bergamo
Angelo Passuello – Il cantiere di San Lorenzo a Verona nel contesto del romanico europeo
Valeria Patota – Minotauropatia-Ritratto di famiglia
Chiara Perin – “Il coraggio dell’errore” Realismo in Italia, 1944-1954
Laura Pernice – La parola negli occhi. Il genio di Testori tra letteratura e arti figurative
Antonio Piccolo – Il sogno di Morfeo
Fabio Pisano – Hospes, -itis
Eugenio Refini – Teatro del Mondo, Teatro dell’Anima
Elena Rivoltini – Il Sacro Monte
Pietro Santetti – Una di quelle vecchie storie vere
Jordi Valentini – Questa morte che non ha luogo